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Non so dei vostri buoni propositi, perché non mi riguardano

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di Antonio Giuseppe D’Agostino – Ipocrisia, buonismo e conformismo, sono i nuovi termini che stanno determinando il ritorno a una guerra civile, fatta di slogan, che vede gli italiani “l’un contro l’altro armati”, grazie a quell’ideologia che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale vuole assoggettare e schiavizzare gli italiani, prima al compagno Josef e ora al mondialismo.
Nulla di ontologicamente provato, ma solo la falsificazione di una realtà che tenta di sopperire la catastrofe ideologica di quella sinistra che per anni non è riuscita e non ha voluto ascoltare il popolo.
Mentre i cantori di quel mondialismo economico lanciano accuse al nostro Paese, indicando come mali supremi dell’Italia il fascismo e il razzismo, sul palco della realtà va in scena la falsa filantropia che ingrossa il portafoglio dei potenti e annebbia il cuore delle persone.
Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano”, cantavano qualche anno fa i CCCP, e il ricordo di questa canzone dovrebbe essere un monito per tutto quel “sinistrume” (per usare un termine caro a Giampaolo Pansa) che oggi non fa nient’altro che puntare il dito contro il nuovo nemico: il Governo targato Movimento 5 Stelle – Lega.
Le dichiarazioni di Salvini sono un argomento utile, per chi ha perso tutto e tutti, per tentare di destabilizzare un Governo che sta tornando a pensare a questo Paese, dopo decenni di incuranza e di tendenze mondialiste, piegate più agli interessi economici che a quelli sociali.
Fascismo e razzismo, il dito e la luna, per sviare l’attenzione da quella sudditanza a cui ci hanno costretto da anni.
L’omicidio di un povero immigrato regolare, sfruttato nelle campagne calabresi ed attivo come sindacalista; il blocco delle navi dell’ONG e l’ipotesi di censire la popolazione ROM italiana o residente in Italia, hanno scatenato il putiferio, la ridda di voci contrastanti, sempre pronte a individuare il nemico di turno, scomodando anche dai cassetti impolverati i vecchi soloni che hanno portato alla devastazione della lotta di classe.
Un bailamme di teorici del nullismo assoluto, che non ha a che vedere con quella società umana che si vorrebbe e che oggi viene negata proprio dagli eredi di Karl Marx che sposano in pieno i detentori del Capitale.
Oltre a questo postulato, quello che emerge dalle sabbie del tempo esistenziale è l’ipocrisia di chi finge di non vedere che i problemi stanno altrove, in altri luoghi fisici e dell’anima.
Perché alcune considerazioni inattuali bisogna pur farle, soprattutto in merito alle tre vicende che stanno scuotendo l’opinione pubblica e che vedono questo Governo (M5S-Lega) trovare nemici in ogni dove, al di là della singola diatriba fra quel ministro e quel personaggio pubblico.
Sacko Soumayla (ucciso in Calabria) ha concluso la sua vita terrena a San Calogero, ma la sua esistenza era già stata massacrata e soppressa nella tendopoli di San Ferdinando, uno scempio per l’umanità, che sembra la brutta copia di una qualsiasi bidonville africana.
Ucciso dall’idiozia umana mentre tentava di asportare delle lamiere per potere costruire l’ennesima baracca in un campo dove le forze dell’ordine sono più volte intervenute per reprimere l’illegalità; in una zona dove la sera, quando gli occhi dei buonisti sono chiusi sognando il “Sol dell’Avvenire”, si registra un tasso di prostituzione elevatissimo; dove le risse e la mancanza di dignità umana sono la regola comune e dove sono state scoperte delle macellerie clandestine.
“Se questo è un uomo”, replicherebbe Primo Levi ai tanti comitati, sindacati e associazioni, che sfilano in difesa di questi ultimi, ma che sembrano non ricordare come questo lager/gulag è stato creato grazie ai vecchi governi anche di colore rosso o rossastro.
Le ONG. Da quando “Acquarius” non è stata fatta attraccare in Italia, per opera e volontà del Ministro leghista Matteo Salvini, è ritornata l’accusa di razzismo e xenofobia nei confronti di un intero Paese e dei suoi cittadini, espressione di quel voto popolare che ha eletto il Movimento 5 Stelle e la Lega.
Da quel momento in poi, nazioni che prima dell’Italia hanno iniziato una politica di anti-migratoria, sparando proiettili di gomma contro i migranti o inviando i loro gendarmi per ostacolare il transito dei profughi, respingendo alle frontiere donne incinte e bambini, hanno iniziato ad accusare di razzismo il nostro Paese.
Peccato che le palpebre dell’ipocrisia buonista hanno permesso la cecità delle persone, perché mentre l’Acquarius con il suo carico di vite umana navigava verso la Spagna, in Italia altri sbarchi venivano concessi a chi era stato salvato dalle forze militari o delle capitanerie di porto impegnate nelle operazioni di soccorso.
Dunque, non una chiusura dei porti, ma una regolamentazione di un traffico che può essere ostacolato solo dall’intervento di una forza di polizia che determina chi è la vittima e chi è il carnefice, ben coscienti che questo movimento di vite umana è gestito da quelle mafie (vedi Nigeria) che sfruttano la presenza delle navi “umanitarie” presenti in mare.
I trafficanti di uomini, che usano i riti woodoo e atti di cannibalismo per vincolare le loro vittime, hanno in pieno la gestione di queste vite, il loro tragitto, la loro permanenza nelle carceri dei paesi da cui partono, e non devono più nemmeno attrezzarsi con potenti imbarcazioni, certi che a pochi metri dalle coste ci sono navi pronte a traghettare i nuovi schiavi, senza polizia giudiziaria a bordo.
Novelli nocchieri infernali che accompagneranno le anime dannate (alla prostituzione, all’elemosina, alla schiavitù nei campi, allo spaccio) nei porti, dove solerti personaggi cantano e ballano al loro arrivo, dimenticando la loro triste sorte fatta di notti a pagamento e sfruttamento e di un’accoglienza che frutta milioni di euro.
La capacità di ipocrisia dà la misura della capacità di incivilimento di un popolo”, affermava il filosofo Dávila, e il popolo italiano (o almeno una sua parte) è arrivato al suo momento più abissale proprio a causa di questo finto buonismo che serve soltanto a lavarsi la coscienza e a trovare un nuovo nemico dopo che la sinistra è rimasta orfana della stessa sinistra.
Emblema di questo ragionamento, la vicenda sul censimento dei ROM, diventati improvvisamente la categoria sociale da difendere, gli amici di tutti gli italiani.
La sinistra supponente, gli intellettuali dei sepolcri imbiancati, i radical chic, attaccano Salvini per dichiarazioni che sanno di razzismo (difendersi da questa accusa è impossibile) dimenticando come la sinistra extraparlamentare ha usato le schedature (viale Bligny) e continua a usarle contro chi non la pensa come loro, utilizzando quei dati non si sa per quali scopi e fini.
Questi falsi eroi, soliloquisti, attori di un mondo orfano di ideali, hanno sposato il mondialismo capitalistico dai loro attici e fieri delle loro posizioni sociali.
Falsi profeti di un mondo che non esiste più e che vuole assoggettare e rimane al potere anche dopo la sonora bocciatura elettorale.
Lode a Mishima e a Majakovskij”, cantavano i CCCP, ma di tutto quel mondo intellettuale non è rimasto proprio nulla, solo uno stantio e realistico “Produci, consuma, crepa, produci, consuma, crepa produci, consuma, crepa. Sbattiti, fatti, crepa, sbattiti, fatti, crepa, sbattiti, fatti, crepa. Cotonati i capelli, riempiti di borchie, rompiti le palle, rasati i capelli. Crepa, crepa, crepa”.
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