LOADING

Type to search

Politica Nazionale

Da Mimì ‘capatosta’ a Mimì ‘faccia tosta’ e il grande scorno del mainstream

Share
di Antonio Virduci – Voleva assegnato il Nobel per la Pace l’ormai internazionale sindaco di Riace, Domenico Lucano, attualmente sospeso dal suo incarico e con divieto di dimora nel paese da lui amministrato fino a settembre scorso. Voleva il Nobel, evidentemente, per i presunti meriti acquisiti nel corso degli anni impegnati sul fronte dell’accoglienza dei migranti, e per lui erano (sono?) in tanti a tifare. Dalla signora sindaco della catalana Barcellona, al conduttore televisivo Fabio Fazio, e poi politici della media e spinta sinistra, attivisti lgbt, migranti e, certamente, quelli dell’indotto del sistema accoglienza, a partire dalle miriadi di sigle aderenti alla rete di cosiddette organizzazioni della società civile, del tipo Arci, Cisda, Left e centri sociali vari, senza contare quella parte, per fortuna minoritaria, del clero catto-comunista.
In verità, la proposta lanciata pubblicamente nei giorni scorsi, indicava che il Nobel avrebbe dovuto essere assegnato al paese di Riace. Nessun personalismo, quindi, secondo questa bella gente dal cuore puro, ma è lampante anche al più ingenuo osservatore esterno la manovra ipocrita: si scrive Riace, si legge Lucano! È (era) lui il vero candidato al Premio Nobel per la Pace 2019, ma la manina anonima (e anche di questo ci sarebbe tanto da discutere) che di colpo ha svelato il testo del dispositivo del Tribunale del Riesame – pesantissimo per Lucano nei contenuti – fa precipitare nel baratro le probabilità che il megafono solidale e trasversale dell’arcobaleno progressista e radical-chic possa davvero portare a Stoccolma il buon Mimì. Che poi, a ben leggere le 165 pagine del Riesame, tanto buono in effetti non sarebbe.
Impudenza da premio Nobel, ma anche altro dicevamo, e ciò riguarda più i media italiani e non direttamente il sindaco di Riace. In che senso? Seguiteci e scandiamo bene i tempi. Già dal 16 ottobre scorso era stata resa nota la modifica della misura cautelare nei confronti di Lucano. Dagli arresti domiciliari si era passati ad una apparente più blanda misura del divieto di dimora nel Comune sino a quel momento amministrato da Lucano. Subito erano partite la marce, i presidi, le manifestazioni di affetto preconfezionate che fanno della sinistra quella che è: un blocco unito al momento del bisogno, giusta o sbagliata che sia la causa. Sin dai primissimi giorni, insomma, è partita una campagna a sostegno di Lucano che ha dell’incredibile per la sua forza ed efficacia.
Roba da ribaltare il banco e far passare per buono ciò che buono non è affatto. Le motivazioni del Riesame, sono state depositate il 19 novembre. Durissime: Lucano ne esce, in primo luogo moralmente, male. Molto male. Eppure silenzio di tomba. Nessuno si prende la briga di commentare quelle carte che contrastano duramente con il messaggio che nell’etere e nella carta stampata si sta intanto cercando di far passare. 19 novembre! Quasi un mese fa, ma solo ieri e con grande disappunto, alcuni che sino a quel momento si erano sperticati nelle lodi e nelle foto ricordo con l’indagato e sottoposto a misure cautelari Lucano, sono costretti a rendere noto il contenuto delle motivazioni espresse dal Tribunale di Reggio Calabria, sezione del riesame, nelle persone di Tommasina Cotroneo, Sabato Abaganale e Valerio Trovato. È una bomba che esplode in tutta la sua potenza e squarcia – finalmente! – la sporca ipocrisia che sinora ha miracolosamente tenuto in linea di galleggiamento Lucano. Senza l’appoggio strategico dell’apparato sopra descritto, Mimì capatosta sarebbe davvero arrivato a Stoccolma. Una manina anonima, che aveva sicuramente in odio il culto del politicamente corretto, ha però reso tutto vano. Con grande scorno del mainstream…
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *