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Condividere la miseria: una battaglia di Civiltà

Società

Condividere la miseria: una battaglia di Civiltà

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di Giorgio Arconte – Si fa un gran sentire di gente impegnata nel mondo del sociale e questa è anche una cosa bella quando, però, non è fatta esclusivamente con la bocca dei buoni sentimenti o per secondi fini. Attenzione, rendere il sociale un lavoro resta cosa buona, giusta, da difendere e da diffondere, ma la speculazione è altra cosa.
L’impegno per il più debole resta, quindi, qualcosa di nobile ma, al di là delle speculazioni da condannare, non sempre è uguale. La maggior parte delle persone impegnate nel sociale – chi nell’associazionismo e chi in politica – ha come prospettiva quella di riempire frigoriferi. Bel programma ma… da non condividere! Cosa si vuole dire con ciò, che bisogna lasciar morire di fame la gente? Assolutamente no! Intanto abbattere la povertà è illusorio – senza dilungarsi, il male esiste e noi non siamo Dio – al più possiamo creare un mondo più giusto o meglio, possiamo creare una stagione o un’epoca più giusta. Ma soprattutto, quella di voler riempire frigoriferi è una prospettiva sbagliata perché decisamente consumistica! Pensateci un po’: sia i liberali che i progressisti hanno questo stesso programma – riempire frigoriferi – e ci stanno riuscendo benissimo! Certo sono tanti i poveri che ci circondano ma osservate bene la nostra società e negate che è la società dei frigoriferi pieni se ne avete il coraggio!
Che fare allora? Semplice, ma non tanto: cambiare prospettiva: non riempire frigoriferi ma imparare a starne senza. Chiaro che questa è una provocazione ma viene alla mente una parabola, o è la storia di un santo, in cui si racconta che un ricco cavaliere vedendo un povero per strada si fermò, divise il suo mantello in due e una di queste parti la diede al povero. Il povero allora fece notare al cavaliere che così entrambi avrebbero avuto freddo. Esatto, giusta osservazione quella del povero e grande lezione per noi da parte del cavaliere: la vera carità è combattere la povertà condividendola! Ecco che così si esce dalla prospettiva consumistica per entrare in una nuova, più umana e direi… strapaesana. Lo hanno capito bene i volontari della “Fondazione SOS Cristiani d’Oriente” i quali dicono sempre che il primo aiuto da portare in Siria non sono coperte ed alimenti ma, pensate un po’, è prendere un the in casa di una famiglia siriana.
Per concludere, allora, con uno sguardo d’amore e di nostalgia alla nostra patria Italia ed al nostro campanile con questa citazione impertinente dell’immenso Leo Longanesi: “La miseria è ancora l’unica forza vitale del Paese e quel poco o molto che ancora regge è soltanto frutto della povertà. Bellezze dei luoghi, patrimoni artistici, antiche parlate, cucina paesana, virtù civiche e specialità artigiane sono custodite soltanto dalla miseria. […] Perché il povero è di antica tradizione e vive in una miseria che ha antiche radici in secolari luoghi, mentre il ricco è di fresca data, improvvisato […] Perciò quando l’Italia sarà sopraffatta dalla finta ricchezza che già dilaga, noi ci troveremo a vivere in un paese di cui non conosceremo più né il volto né l’anima”.
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