LOADING

Type to search

8 Marzo, oltre la retorica e l’ipocrisia!

Primo Piano

8 Marzo, oltre la retorica e l’ipocrisia!

Share
di Giuseppe Fontana – Celebrata ogni 8 marzo in tutte le salse, attualmente la Giornata Internazionale della donna, lungi dal ricoprire il primario e nobile ruolo ad essa attribuito, si mostra al mondo sempre più come espressione di una banale ricorrenza festaiola colma di ipocrisia e retorica con sprazzi di mondanità e all’insegna di un becero relativismo.
E’ del resto innegabile che, con il trascorrere dei decenni, elementi fondativi legati a tale ricorrenza come le conquiste sociali e politiche, ma soprattutto l’imprescindibile lotta contro le varie forme di violenza e discriminazione ai danni delle donne, abbiano, anche in tale caso, lasciato il posto ad una malsana strumentalizzazione e relativizzazione dell’evento, sia dal punto di vista delle reali istanze provenienti dal mondo femminile, che nei confronti delle condanne circa le violenze perpetrate ai danni delle donne stesse. Del resto, se così non fosse, non si spiegherebbero diversamente gli assordanti, quanto imbarazzanti, silenzi perpetrati dalla quasi totalità delle sinistre progressiste, troppo spesso incline a condannare talune violenze solo se strumentali a determinate istanze ideologiche a loro confacenti.
Se ne consegue che, più in generale, il giudizio in seno alla moralità di un atto di per sé, così facendo, perda quel valore assoluto a cui dovrebbe ambire, per tramutarsi in un giudizio relativo. E’ proprio seguendo tale logica che la spiegazione a determinati atteggiamenti, uniti alle frequenti mancante prese di posizioni verificatesi nel passato e tuttora perpetrati dal fronte progressista , trova la propria esegesi. In uno Stato di diritto, un atto di violenza, rimane tale indipendentemente da chi ne sia la vittima o il carnefice.
Tale elementare concetto, difatti pare risulti estremamente estraneo a determinate frange di quella sinistra benpensante , che nonostante gli ipocriti quanto retorici richiami al “femminismo militante”, relativizzando il concetto stesso di diritti e difesa delle donne, mai osò, ad esempio, condannare quelle violenze fisiche e/o sessuali perpetrate, con la complicità di taluni partigiani, ai danni di migliaia di ausiliarie appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana. Non erano forse donne anche loro? Oppure è il credo politico, l’appartenenza ideologica o quella etnica e religiosa a determinare i diritti delle stesse? Per chi crede che talune forme di relativizzazione dei diritti della donna siano state consegnata ormai alla Storia, e che ad oggi la difesa della stessa abbia un carattere pressoché assoluto, ahimè ne rimarrà tristemente amareggiato.
Infatti ciò che emerge in occidente è un banale quanto superficiale modo di operare che, in merito alla difesa dei diritti del mondo femminile, assume solo una sbiadita e miope parvenza. Del resto, gli accadimenti recenti mostrano molto chiaramente quanto, l’interesse mostrato da taluni rappresentati istituzionali nel pretendere una puntualizzazione al femminile del sostantivo “Presidente” per un più consono “Presidenta” , abbia superato di gran lunga, per importanza, l’attenzione posta a difesa dei diritti della donna nel mondo islamico.
Tronfie amazzoni in patria e allo stesso tempo velate e prone innanzi ai potenti “Sultani”, si mostrano sempre più inette innanzi alle concrete istanze legate ai diritti delle donne nel mondo. In occasione della giornata dell’8 Marzo, risulterebbe più utile unirsi attorno ad una doverosa quanto dolorosa riflessione, ovvero che in talune società non molto lontane dalla nostra, il valore di una donna è vergognosamente paritario a quella di un cammello.
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *