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#IlCentenario | Piazza San Sepolcro, Milano, 23 marzo 1919…

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#IlCentenario | Piazza San Sepolcro, Milano, 23 marzo 1919…

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di Antonio VirduciUn’adunata. Così fu appellata la “prima” in Piazza San Sepolcro, la centralissima piazza milanese dove il 23 marzo del 1919, esattamente 100 anni fa, all’interno della sede del Circolo per gli interessi industriali e commerciali, Benito Mussolini, direttore del quotidiano “Popolo d’Italia”, cominciò a serrare le fila. Sono i primi vagiti del fascismo, che nasce quasi in sordina, sicuramente senza grossi clamori, ma con già al suo interno gli anticorpi necessari a una poderosa se non straordinaria capacità di crescita, che nel giro di tre anni porterà la propria dottrina politica a conquistare consenso e potere, prima in Italia e poi, nel corso dei decenni – anche dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale – in tanti altri paesi, anche extraeuropei.
Inizialmente prevista all’interno di un vicino teatro, l’adunata milanese fu poi spostata nei pressi, proprio in virtù della scarsa adesione annunciata. Ma chi c’era quel giorno a Piazza San Sepolcro? Non tantissima gente, in verità: ufficialmente 147 partecipanti e dalle estrazioni sociali e politiche delle più variegate, anche se c’è chi parla di almeno due – trecento persone. C’erano i reduci della grande Guerra e gli Arditi, la parte più consistente, così come alta era l’aliquota dei futuristi di Marinetti, a cui si sommarono in ordine sparso nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, semplici avventurieri e persino qualche anarchico.
Insomma, un crogiolo di uomini e idee, spesso contrapposte tra loro. Una cosa, però, è sicura. Chi c’era quel giorno a Piazza San Sepolcro voleva cambiare le cose, e non riusciva più a identificarsi in quella Italia tardo risorgimentale, decadente e scossa dalle violenze del biennio rosso. Un Paese allo sfascio, benché appena uscito da un conflitto mondiale che l’aveva visto protagonista alla fine nelle file dei vincitori, cosa che però, almeno a scorrere i contenuti dei trattati di pace non sembrava affatto. La “vittoria mutilata”, per le ben note e dolenti questioni dei confini orientali, premeva eccome e a Piazza San Sepolcro tenne banco.
Va detto inoltre che appena due giorni prima, il 21 marzo quindi, era stato fondato il Fascio di Combattimento di Milano, il cosiddetto “Fascio primigenio“.
Al termine della prima riunione, era stata pertanto formata la Giunta del Fascio di Combattimento milanese composta da: Benito Mussolini, Ferruccio Vecchi, Enzo Ferrari, Michele Bianchi,Mario Giampaoli, Ferruccio Ferradini, e Carlo Meraviglia. Si stabilì inoltre che l’adunata del 23 sarebbe stata presieduta dal capitano degli Arditi, Ferruccio Vecchi, mentre segretario della giunta esecutiva fu nominato Michele Bianchi. E così avvenne due giorni dopo, con il primo intervento programmatico che fu di Mussolini, il quale espose a grandi linee i punti fondanti del nuovo movimento. Dopo il futuro Duce, parlò Marinetti, quindi il futurista Mario Carli. Le linee guida di Mussolini, messe ai voti, furono approvate all’unanimità dall’assemblea che fu quindi sospesa, per riprendere i lavori nel pomeriggio.
Alla ripresa, vari furono gli interventi. Parlarono Celso Morisi, Malusardi e Giovanni Capodivacca. Intervennero numerosi altri convenuti, tra cui Luigi Razza e Giovanni Marinelli. Michele Bianchi fece l’unico intervento in parte critico della giornata, sottolineando l’esigenza “che, prima ancora dell’eliminazione, dovremo creare l’organismo, il sistema, l’ingranaggio da mettere al posto di quello di cui intendiamo disfarci”.
Le basi del fascismo erano state gettate, proprio mentre su piazza San Sepolcro erano ormai calate le ombre della sera.
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