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#VCFVerona. La donna come protagonista della società

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#VCFVerona. La donna come protagonista della società

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Se davvero si vuole raggiungere la giusta ed auspicata parità fra #uomo e #donna bisogna promuovere una cultura che valorizzi la #maternità perché per riconoscere alle donne le stesse possibilità di carriera e di guadagno dei propri colleghi non è assolutamente necessario rendere le società sterili.

 # VCFVerona – di Valentina Caminiti – Il tanto atteso, e discusso, Congresso Mondiale della Famiglie che si terrà a Verona nei prossimi giorni, propone interessanti temi su cui riflettere, tra questi spicca una particolare attenzione alla tematica sulla donna e sull’importanza della sua presenza nella società attuale.

Di donna si discute spesso ma il dibattito raramente viene affrontato su un profilo ampio e non ideologico, ovvero non concentrandosi solo su determinati aspetti per sacrificarne altri, cercando così di orientare l’opinione pubblica. La donna, invece, ha una vocazione molto ampia tanto da racchiudere in sé una pluralità di capacità diverse, portate avanti instancabilmente dentro ed anche fuori casa. La donna, per usare un modo di dire molto in voga, è una lavoratrice “h24” e questo perché, oltre a rappresentare il motore della famiglia, è sempre più protagonista nella società e nel mondo del lavoro.

Questo nuovo protagonismo rosa, però, deve fare i conti con un Mercato le cui logiche restano quelle del profitto assoluto, una necessità che predilige una maggiore presenza maschile e che cozza contro uno degli aspetti fondamentali, e naturali, dell’essere donna, ovvero la maternità. Sono questi i motivi per cui essere lavoratrice non riesce a significare anche essere madre, come se la maternità fosse una condizione invalidante e degradante per la donna, e come se l’attesa di un figlio le togliesse qualcosa piuttosto che darla. Le aziende non hanno uno sguardo sulla società, il loro unico obiettivo è di guadagnare in maniera frenetica, tanto da non potersi permettere rallentamenti di qualsiasi genere. Ecco perché deve essere lo Stato ad intervenire per garantire alla donna tutta una serie di servizi alla maternità e permettere un cambio culturale che parifichi realmente le carriere degli uomini e delle donne a partire proprio dalle differenze dei due.

Dal ’68 ad oggi si continua a parlare di “diritti della donna”, ma una riflessione seria e non limitata all’aborto è difficile da incontrare, quasi come se un figlio ed una maternità fossero i veri nemici della donna piuttosto che una delle opportunità per potersi realizzare. Se davvero si vuole raggiungere la giusta ed auspicata parità fra uomo e donna bisogna, invece, promuovere una cultura che valorizzi la maternità perché per riconoscere alle donne le stesse possibilità di carriera e di guadagno dei propri colleghi, non è assolutamente necessario rendere le società sterili. Forse la vera battaglia che il femminismo dovrebbe perseguire è proprio questa, ovvero quella del riconoscimento della maternità perché una donna deve avere la possibilità di realizzarsi secondo le sue vocazioni, e non secondo i condizionamenti del Mercato e dell’economia. La vera libertà la donna potrà conoscerla solo nel momento in cui riuscirà ad essere serenamente moglie e madre, così come potrà scegliere di essere una donna in carriera, o se lo desidera di poter essere mamma e lavoratrice insieme senza alcun tipo di penalizzazione.

Come accennato, questo processo deve essere supportato necessariamente dallo Stato, ma è evidente come ad oggi, almeno in Italia, non esistano politiche mirate a tutela della donna nel suo diritto inalienabile di scegliere e autodeterminare pienamente la sua vita, conciliando i diversi aspetti della sua natura. È innegabile, infatti, che oggi una donna che esprime il desiderio di avere uno o più figli viene penalizzata sul posto di lavoro, quando non ne è addirittura esclusa, e qualora dovesse essere madre non viene assolutamente supportata da servizi a sostegno della maternità. La donna, così, si trova sempre più spesso, a dover scegliere tra l’essere madre o il demandare la cura e l’educazione dei figli ad altre figure estranee per mantenere il posto di lavoro. L’emancipazione della donna, quindi, oggi passa dalla garanzia del posto di lavoro durante la maternità, ma anche favorendola e supportandola nel suo ruolo educativo, con orari aziendali flessibili e l’accesso a periodi di part-time. Uno Stato che garantisce questi servizi, e che così valorizza pienamente la donna, aiuta anche la società perché favorisce la crescita di figli, più sereni all’interno di un contesto più sano fatto di radici e di valori che solo una famiglia può trasmettere!

L’auspicio è che il Congresso smuova le coscienze e spinga la politica a farsi davvero carico, per il suo stesso bene, delle famiglie combattendo concretamente la denatalità e la crisi valoriale, attraverso iniziative mirate che tutelino realmente la donna e non solo attraverso spot ideologici.

# VCFVerona

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