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Il caso MamAfrica: quando umanità fa rima con propaganda

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Il caso MamAfrica: quando umanità fa rima con propaganda

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Il caso MamAfrica scoperchia un fetido pentolone, al cui interno si trovano tutte quelle associazioni che dietro il paravento del volontariato o della carità, trasformano l’aiuto verso i poveri, i bambini, i tossicodipendenti, gli immigrati, in business.
di Giovanna Arminio – L’8 aprile dalla pagina de“Il Primato Nazionale”si legge la notizia che «il fondatore della onlus umanitaria MamAfrica è agli arresti domiciliari in applicazione di un’ordinanza emessa dal Tribunale di Nola: avrebbe infatti costretto un minore ospitato in una casa famiglia in Togo a compiere atti sessuali, tra il 2007 e il 2014, minacciando di allontanarlo dalla struttura se egli non avesse acconsentito ai rapporti». Le indagini avrebbero delineato «un grave, univoco e concordante quadro indiziario ai danni della persona indagata».
La notizia è sconcertante ma non se ne trova traccia nelle testate più importanti,sembra piuttosto appartenere al mondo incontrollato delle fake news. Tuttavia l’oscuramento della pagina facebook e l’annuncio di un comunicato stampa da parte degli avvocati, per chi ha una certa familiarità con le dinamiche difensive, sono elementi di non poco conto. A pensar male, si direbbe che la sospensione del profilo social sia finalizzato ad evitare che, attraverso i post, si possano fornire riscontri agli inquirenti e l’attesa dell’intervento ufficiale dei legali lascia intuire che la situazione sia delicata e preoccupante.
Non sembra che ci siano gli elementi della “bufala” edil 6 aprile l’agenzia Ansa pubblica la notizia riportando,però,solo le iniziali del titolare della onlus operante in Togo ma è evidente che si tratta di Enzo Liguoro, “papà Enzo”, fondatore dell’associazione a fini umanitari “MamAfrica”, molto conosciuta su facebook, dove conta oltre 500 mila followers.
Per capire chi è l’indagato, basta guardare il suo profilo pubblico esi può riscontrare il classico identikit del comunista 3.0, circostanza che spiega il silenzio della stampa di regime, blindata nel totale silenzio.Del resto, non essendo un prete pedofilo, merita il massimo garantismo, fiducia, rispetto, privacy. Insomma non c’è motivo di dargli addosso semplicemente perché, dalle foto pubblicate sul suo profilo si evince che questo signore “sta con Riace”, sta con i sostenitori dello “ius soli” e ritiene che i partecipanti al congresso di Verona non debbano riprodursi. Ovviamente pubblica vignette blasfeme su Gesù Cristo, ritratto con il dito medio mentre ricorda ai razzisti che lui è palestinese, è pro abortoe chiede l’arresto diSalvini. Ovviamente non poteva mancare la bandiera arcobaleno pro LGBTI, perché «sui diritti non si torna indietro».Ma la cosa più sconcertante sul profilo di “papà Enzo” sono le viscide e morbose foto di lui con i bambini, sempre in braccio, sempre addosso, sempre per mano, sempre ostentatamente offerti al mondo del web per pubblicizzare la sua attività umanitaria. In una di queste appare un bambino seduto accanto a lui del tutto nudo. Bastava guardare la sua pagina social per indagare, anche solo perché veniva violata la dignità di questi povere anime, esposte come animali al mercato.
In realtà “papà Enzo” è solo uno dei tanti, uno nella miriade di personaggi cresciuti e moltiplicatisi con gli slogan tanto cari alla sinistra progressista e da questi protetti con il silenzio stampa, anche quando sono indagati per il più orrendo dei delitti: la pedofilia, reato che si consuma nel generale silenzio e nell’isolamento di quanti se ne occupano con competenza. Enzo Liguoro fa parte di una cerchia ben precisa, della costellazione dei comunisti 3.0, i compagni che amano tanto i poveri da usare gli indigenti e i bambini (nella migliore delle ipotesi) per fare business con le loro associazioni e (nella peggiore delle ipotesi, come in questo caso) spingendosi fino all’abuso fisico.
Chi si occupa di infanzia e gioventù, chi sta a contatto con i bambini e vuole sollevarli dalla miseria, si faccia un esame di coscienza, sia sobrio nei modi, silenzioso negli aiuti e cauto anche nella diffusione delle immagini, perché questi bambini non hanno prestato alcun consenso e non è giusto che vengano ripresi nella condizione di estremo bisogno in cui si trovano. Il caso MamAfrica scoperchia un fetido pentolone, al cui interno si trovano tutte quelle associazioni che dietro il paravento del volontariato o della carità, trasformano l’aiuto verso i poveri, i bambini, i tossicodipendenti, gli immigrati, in un lavoro, nella loro unica fonte di guadagno (e che guadagno!). Insomma business e propaganda della peggiore specie.
Con un comunicato stampa del 9 aprile, MamAfrica, ripristinando la pagina fb, comunica che «nel ribadire la fiducia e la stima nella sua persona, immune da qualsiasi sospetto o macchia nel suo impegno sociale ultratrentennale, esprime la più profonda fiducia nel lavoro della Magistratura e degli inquirenti, certa che Papà Enzo potrà chiarire nelle sedi competenti la completa estraneità alle ipotesi di reato contestate».Insomma il classico comunicato in cui, nel dubbio, meglio dire che sono tutti bravi.Nessuna parola per la vittima, come purtroppo spesso accade.Oggi, però, la pagina è stata nuovamente oscurata.
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