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Immigrazione: quando la realtà annienta l’ideologia

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Immigrazione: quando la realtà annienta l’ideologia

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Qui c’è il pregiudizio che ogni svedese sia un oppressore e ogni immigrato sia un oppresso. Quando si scatenano le discussioni sull’immigrazione, non ha mai importanza chi ha ragione e chi ha torto. Il solo interrogarsi sui problemi dell’accoglienza è considerato razzismo
di Giorgio Arconte – Da una parte abbiamo i progressisti che cercano di moralizzare la società chiusi dentro i loro salotti dorati fra un calice di vino e una portata di sushi che fa molto radical chic. Dall’altra, invece, abbiamo il popolo rozzo, bruto e che non capisce i benefici di una società multietnica, fluida e colorata perché ne vive tutti i quotidiani disagi. Capita poi, che qualche progressista provi ad alzarsi dal comodo divano per andare a conoscere uno dei suoi paradisi tanto immaginati, scoprendo però che la realtà risulta completamente diversa rispetto alle tante chiacchiere fatte. È il caso di due inviati del quotidiano “Il Messaggero” che, in un servizio apparso il 10 aprile scorso dal titolo “La Svezia e i migranti, il modello porte aperte naufraga in tanti ghetti”, hanno raccontato come il modello del meltingpot per eccellenza sia solo una bufala colossale costruita dalla dittatura del politicamente corretto.
Il servizio inizia con parole molto dure andando a toccare subito uno dei temi più scottanti, ovvero la libertà delle donne, raccontando che in Svezia «lo sport nazionale è diventato lo stupro di gruppo. Secondo i dati del Consiglio nazionale per la prevenzione del crimine, nel 2017 ci sono state 73 aggressioni sessuali per ogni 100 mila abitanti, il 24% in più che negli anni passati. Un’inchiesta della tv svedese Svt ha riportato come il 58% dei condannati per crimini sessuali sia nato fuori dai confini dell’Unione europea». Numeri importanti e che dovrebbero imporre una riflessione seria ma, raccontano sempre i due inviati de Il Messaggero, «Paulina Neuding, una giornalista svedese di fama internazionale, è stata accusata di xenofobia per aver collegato l’aumento dei crimini sessuali alla migrazione di massa». Se non bastasse, si aggiunge anche la testimonianza di Angry Foreigner, rifugiato di guerra dalle origini bosniache e blogger seguitissimo in Svezia, il quale ammette che «Qui c’è il pregiudizio che ogni svedese sia un oppressore e ogni immigrato sia un oppresso. Quando si scatenano le discussioni sull’immigrazione, non ha mai importanza chi ha ragione e chi ha torto. Il solo interrogarsi sui problemi dell’accoglienza è considerato razzismo». Insomma, in nome della libertà è vietato parlare di un problema concreto e che dovrebbe interessare principalmente le orde di femministe incallite, ma forse il loro isterismo si innesca solo quando il cattivo è un maschio bianco. D’altronde, secondo l’ex leader dei socialdemocratici, Mona Sahlin,«Gli svedesi devono essere integrati nella nuova Svezia multiculturale».
Il servizio continua e rivela il solito razzismo al contrario in merito all’emergenza abitativa, in particolare nelle periferie dove «Per accedere alle case popolari con gli affitti calmierati, bisogna iscriversi a una lista di attesa che è diventata lunghissima. E gli immigrati, non si sa come, riescono sempre a ottenere il risultato». Ma anche in questo caso è impossibile protestare senza essere tacciati per cavernicoli razzisti… Insomma, un sistema che fa acqua da tutte le parti e che per reggersi ha bisogno di un massiccio apparato mediatico che, però, non riesce a coprire l’ipocrisia dell’accoglienza il modello svedese «ha finito per creare sessanta ghetti impenetrabili da parte delle autorità e della polizia, dove vige ormai – come ha ammesso lo stesso Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità – un ‘sistema giuridico parallelo’. Alcuni mesi fa, un tribunale svedese si è pronunciato secondo i principi della sharia, quando la Corte ha deciso che una donna abusata da suo marito non poteva che mentire su queste violenze. E la giuria le ha anche rimproverato di aver coinvolto la polizia invece di risolvere il problema consultando la famiglia del marito».
Siamo al paradosso ed al ridicolo benché ancora una volta questo servizio mostra come la realtà si impone sempre sopra ogni ideologia. Non c’è da essere ottimisti ma speriamo sia da lezione, e che alle prossime elezioni europee la tanto maltrattata, seppur sovrana, voce del popolo riesca a prevalere.
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