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#PrimoMaggio. La Festa dei Lavoratori diventi sovranista!

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#PrimoMaggio. La Festa dei Lavoratori diventi sovranista!

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di Luigi Iacopino – La storia degli ultimi anni ha dimostrato come la sinistra abbia ormai tradito, tra gli altri, anche i Lavoratori, sacrificandoli sull’altare del libero mercato.
Le parole di Marco Rizzo, ex parlamentare “comunista”, ma impertinente, sono emblematiche e danno il senso di un panorama politico irrimediabilmente ribaltato. Accantonati i temi del lavoro e del confitto sociale, secondo Rizzo i “fessi della sinistra” inseguono i “diritti civili che sono i diritti della borghesia”. Ma, forse, v’è di più. Dentro il “processo di globalizzazione capitalistica”, infatti, potrebbe essersi celato “il disegno strategico” di trasformare i lavoratori in meri consumatori senza alcuna identità e dignità.
Ed è proprio in quest’ottica che si comprende perché diventa necessario abbattere i diritti sociali. Gli strumenti per farlo sono diversi, dall’azzeramento delle politiche familiari alla finanza speculativa sino alla promozione e strumentalizzazione dei flussi migratori. Quelle “importazioni” di massa che consentono di avere un esercito industriale di riserva – gli immigrati – che costringa tutti ad accettare condizioni umilianti e insoddisfacenti. Siamo lieti che anche Rizzo sia giunto a queste ovvie conclusioni.
La chiusura in se stessi che sta annientando la dimensione sociale dell’uomo, imponendo un egoismo senza precedenti, ha colpito anche il mondo del lavoro. L’individualismo, diretto al soddisfacimento del piacere personale, ha soppiantato il principio della collaborazione che ha consentito di conquistare e mantenere i diritti sociali. Non ci stancheremo mai di dirlo: la prima e principale crisi è quella antropologica. Ma, molto probabilmente, manca un tassello, quello decisivo. Il processo di disgregazione del mondo del lavoro ha avuto come compagno di viaggio un altro fenomeno parimenti degenerativo: l’assenza della politica.
La tecnocrazia e la finanza, da un lato, la magistratura e i media, dall’altro, hanno invaso il campo della cosiddetta “arte che attiene alla città-stato”. Quest’ultima, svuotata di contenuti, è stata estromessa e non esiste più, come non esiste più alcuna coscienza critica in grado di indurre a una riflessione. L’assenza (o sottomissione) della politica ha trasformato il mondo del lavoro in un mercato dove non c’è più spazio per la solidarietà e la collaborazione. Una “palude della tristezza” – per citare la “Storia infinita” – governata dall’efficientismo e dal produttivismo dove ogni dimensione etica viene negata e finanche guardata con sospetto. Un campo di battaglia dove i lavoratori, in perfetta solitudine e senza alcuna identità, vivono in una condizione di perenne precarietà esistenziale. Di famiglia nemmeno a parlarne.
Come uscire fuori da questa palude? Il sovranismo deve occuparsi della dignità del lavoratori proponendosi come avanguardia culturale e valoriale in alternativa al neoliberismo progressista che ci vuole precari e indifesi. E dovrà farlo affermando il primato di una politica che sappia coniugare identità e uguaglianza, tradizione e innovazione, libertà e responsabilità, affrontando le sfide future. Con coraggio e spirito di sacrificio. Il sovranismo del lavoro dovrà saper proporre un’alleanza tra classe operaia e ceto medio, incentrata sul principio della partecipazione, dalle scelte politico-economiche agli utili dell’impresa. Per non tacere poi delle forme più evolute di autogestione comunitaria dei lavoratori, socializzazione dell’economia e di azionariato sociale.
Il sovranismo, in poche parole, dovrà essere sociale e popolare, in grado di ideare e progettare un nuovo modello di società che resista agli inganni del mondialismo. Un modello che anteponga le esigenze dei lavoratori agli interessi degli speculatori, le scelte della “gente del lavoro” alle imposizioni degli apparati di potere. Un’architettura giuridico-sociale che, tra l’altro, rilanci il ruolo imprescindibile dei corpi intermedi sia in ambito sociale che in un sistema istituzionale di democrazia organica.
Noi non possiamo che augurarci che la prossima festa del lavoro sia sovranista!
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