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Julian Assange, ultimo baluardo contro il pensiero unico

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Julian Assange, ultimo baluardo contro il pensiero unico

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La condanna a cinquanta settimane di detenzione nei confronti di Julian Assange deve mettere in guardia tutti i popoli affinché non vengano messe a rischio la libertà di espressione e di pensiero
di Francesco Marrara – Ieri, 1 maggio 2019, la Southwark Court di Londra ha condannato Julian Assange – attivista e cofondatore del sito WikiLeaks – a cinquanta settimane di detenzione per aver violato, nel giugno 2012, i termini del rilascio su cauzione.
Assange, rifiutando di collaborare con le autorità inglesi per essere estradato in Svezia, dalla quale provenivano accuse di duplice stupro, si rifugiò presso l’ambasciata ecuadoriania per chiedere protezione. Di fatto, si trattò di una vera e propria prigionia della durata di sette lunghi anni.
La condanna, praticamente scontata e attesa già da tempo, non deve però farci distogliere l’attenzione sulle vere cause che hanno portato alla demonizzazione del cofondatore di WikiLeaks. In modo particolare un attento osservatore dovrebbe domandarsi il perché gli Stati Uniti ne abbiano immediatamente richiesto l’estradizione.
Sul perché gli USA siano implicati nella vicenda Assange ce lo rivela il direttore di Pandora TV, Giulietto Chiesa.
Nel 2010, Assange pubblicò su WikiLeaks alcune notizie che riguardavano: le continue violazioni dei diritti umani perpetrate dagli USA in Iraq e Afghanistan; lo svolgimento dei lavori da parte delle ambasciate; i giudizi che gli americani hanno sui loro alleati.
Inoltre, nel 2016, durante la campagna elettorale americana, l’attivista pubblicò delle email compromettenti riguardanti Hillary Clinton e il Partito Democratico.
Dunque, fu proprio da queste ultime rivelazioni che nacque il famoso “Russiagate” il quale, secondo gli americani, consisterebbe nel fatto che le email provenienti dalla Russia sarebbero state consegnate ad Assange da un gruppo di hacker sconosciuti. Pertanto, l’elezione di Trump – spia al servizio del “dittatore Putin” – alla presidenza degli USA, sarebbe avvenuta sulla base di queste presunte ingerenze russe.
Nell’epoca della dittatura mediatica sostenere la completa libertà dell’attivista australiano rappresenta una sacrosanta battaglia di civiltà contro il pensiero unico politicamente corretto.
Assange, eroe, dissidente e impertinente come pochi, con i suoi pregi e suoi difetti, è stato l’unico che, in nome della libertà di espressione e di una informazione libera e veritiera, ha avuto il coraggio di smascherare le nefandezze di lor signori. Egli ha avuto il merito di dichiarare guerra al sistema facendo apertamente i nomi di coloro i quali quotidianamente agiscono per i difendere i propri interessi personali a discapito dei popoli sovrani. Il caso Assange, per tale motivo, deve far riflettere e allo stesso tempo mettere in guardia tutti i popoli affinché si battano, giorno per giorno, per salvaguardare la libertà di pensiero e di espressione da attacchi e continue minacce.

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