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Il pensiero unico all’assalto del Salone del Libro!

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Il pensiero unico all’assalto del Salone del Libro!

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di Luigi Iacopino – Come è noto, un nuovo melodrammatico capitolo si è aggiunto alla vicenda del Salone del Libro di Torino che ha ormai raggiunto un sapore grottesco. La mannaia del politicamente corretto e del pensiero unico si è abbattuta sulla casa editrice Altaforte che è stata estromessa dall’evento alla vigilia dell’inaugurazione. Il suo peccato mortale? Essere diretta emanazione di Casa Pound, nonostante si sapesse bene chi fosse e avesse già provveduto a pagare lo stand. Una colpa intollerabile per i cantori del pensiero unico che in questi giorni hanno fatto di tutto per monopolizzare la buchmesse torinese e colorarla ideologicamente. Non senza qualche scivolone rischioso che gli si è rivoltato contro.
Nel tentativo di condurre l’assalto alla diligenza, c’è stato chi aveva lanciato accuse inqualificabili riguardanti un non meglio precisato sostengono a “un razzismo esplicito”. Nel mirino era finito anche Francesco Giubilei, di orientamento conservatore e lontanissimo da ogni inclinazione discriminatoria. Il risultato è che l’autore delle accuse – Christian Raimo, consulente del Salone del libro – aveva deciso di presentare (giustamente) le proprie dimissioni per proteggere l’evento. Oppure, potremmo dire noi, per difendere il proprio fondoschiena da eventuali denunce di calunnia e dall’intervento del sottosegretario ai beni culturali Lucia Borgonzoni.
La frenesia collettiva ha dimostrato come mutano i tempi ma i meccanismi sono i medesimi. La gioiosa macchina da guerra del pensiero unico si è subito attivata in tutta la sua potenza mediatica. Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, e Chiara Appendino, sindaco di Torino, si sono affrettati a sottolineare come la decisione dell’esclusione di Altaforte fosse politica. Ma, al di là della scusa di comodo, la narrazione è sempre la stessa: imporre un imperialismo culturale strisciante facendosi scudo dei “temi dell’antifascismo”.
Trovato il preteso, ecco che parte la “censura democratica”, ecco che scatta la contestazione che conduce alla condanna etica che sfocia nell’esclusione senza appello. Perché anche la cultura deve essere politicamente corretta, altrimenti è da bandire, defenestrando tutti coloro che osano discostarsene incolpandoli in modo inconsistente di offendere l’altro. Magistrale questa riflessione di Marco Gervasoni sul sito di Nicola Porro.
C’è, un limite, tuttavia. Sta prendendo forma un mondo nuovo – è innegabile – che sta iniziando a rivendicare anche la sovranità della cultura sull’ideologia. Quell’ideologia relativista che, spacciandosi per sapere, ancora pretende di addormentare indisturbata le menti di tutti attraverso una sorta di anestesia collettiva. Come dimostrano la presa di posizione di Francesco Giubilei e le dimissioni di Raimo, al Salone del libro i cultori del pensiero unico hanno dovuto incassare qualche colpo inaspettato. Buon segno per tutti noi.
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