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La censura della sinistra è un totalitarismo

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La censura della sinistra è un totalitarismo

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di Antonio Giuseppe D’Agostino – Affermava il padre della moderna democrazia, Alexis de Tocqueville “in un Paese in cui regni apertamente il dogma della sovranità del popolo la censura è non solo un pericolo ma anche una grande assurdità”.
Un paradosso che si amplifica se viene associato a quel concetto d’ipocrisia che colpisce principalmente la sinistra italiana, sempre pronta a cercare e trovare il nemico di turno ed a rievocare spauracchi cancellati dalla storia.
Da tempo immemorabile, l’arte di proibire libri e pensieri ha percorso gran parte di epoche storiche, senza dimenticare anche la censura leninista-trotzkista-stalinista.
Ma oggi, coloro che si credono portatori sani della libertà e della democrazia non perdono occasione per fascistizzare tutti i nemici reali e apparenti, utilizzando un doppiopesismo culturale e morale.
Accade, dunque che, sulla scia di un pregiudizio positivo che appartiene a questi vecchi e nuovi Soloni della politica e della cultura, vengano censurati autori, editori, giornalisti e ospiti, sia televisivi sia radiofonici, in nome e per conto di quel pensiero unico che vuole essere sempre più dominante.
Ma non è forse questo un totalitarismo?
Sullo sfondo di questa assurdità, gli appelli in difesa della Storia appaiono, più che altro, vani tentativi di “raccontare” solo quelle parti di storia a loro più care, silenziando episodi e vicende in cui la loro ideologia viene messa in discussione.
Per fare questo, ex brigatisti, condannati e indagati (vedi il caso Lucano), salgono a pontificare nelle cattedre e nei santuari di quel pensiero radical chic che legittima questa doppiezza morale, culturale ed intellettuale.
Tutto resta appeso a una morale-immorale, dove all’amico viene concesso di tutto, persino la prerogativa di insultare e minacciare i magistrati che si  occupano delle indagini sui loro “compagni”, rievocando il periodo drammatico del brigatismo rosso, nel silenzio totale dei censori.
Non resta che attendere, nella speranza che le parole di Alexandre Dumas trovino conferma:  “ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto”.
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