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Il libro. Europa Sovranista

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Il libro. Europa Sovranista

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In vista del prossimo appuntamento elettorale del 26 maggio, l’ultimo saggio di Francesco Giubilei coglie i principali motivi riguardanti l’ascesa, quasi incontrastata, del fenomeno sovranista
di Francesco Marrara – Il giovane editore Francesco Giubilei recentemente ha dato alla luce la sua ultima fatica:”Europa Sovranista. Da Salvini alla Meloni, da Orban alla Meloni” (Edizioni Giubilei-Regnani). Libro scorrevole e accessibile anche ai non addetti ai lavori, Europa Sovranista, rappresenta un’ottima opportunità attraverso la quale arrivare preparati e consapevoli in vista dell’imminente appuntamento elettorale del 26 maggio 2019.
Il saggio è suddiviso in tre parti. Nella prima parte vengono evidenziati – con chiarezza espositiva e semplicità di linguaggio – il concetto di sovranismo, le differenze che contraddistinguono sovranismo e populismo che Giubilei ravvisa pienamente nella composizione dell’attuale governo Lega-M5S, l’interessante e attuale contrapposizione tra popolo ed élite.
La seconda parte si occupa di analizzare, in maniera più o meno dettagliata, i principali partiti sovranisti europei: si passa dal più conosciuto Front National (oggi nella nuova veste del Rassemblement National) al più moderno Vox, partito che nelle ultime elezioni spagnole è riuscito ad emergere entrando in parlamento.
La terza parte, infine, si occupa di approfondire con accuratezza l’evoluzione del concetto di élite, nonché di lanciare l’utopica – ma non per questo irrealizzabile – internazionale sovranista. In tal senso, ruolo fondamentale giocherà la cultura. Quest’ultima intesa non solo come strumento di supporto alla politica, ma soprattutto come humus per la formazione di una nuova classe politica dirigente o – parafrasando Giubilei – di una nuova élite sovranista. Solo e soltanto nel momento in cui verrà formata questa classe di intellettuali il sovranismo raggiungerà la sua piena maturità e diventerà a tutti gli effetti la dottrina politica del XXI secolo.
In merito ad alcuni incisi, tuttavia, bisognerebbe un attimo soffermarci proponendo alcune riflessioni.
Innanzitutto, l’autore, aldilà del riprendere gli estratti di alcuni interventi di Salvini e Len Pen avrebbe potuto rimarcare e argomentare con più incisività il concetto secondo cui i partiti sovranisti non sono contrari all’idea di Europa, bensì sono contrari alla attuale strutturazione dell’Unione Europea: i sovranisti senza ombra di dubbio sono degli europeisti con la chiara visione di voler attuare un nuovo progetto europeo fondato su una Confederazione di Stati sovrani e liberi. Inoltre, un piccolo cenno alla situazione dei principali partiti sovranisti italiani (Lega e Fratelli d’Italia) – di cui l’autore invita ad approfondire consultando la bibliografia indicata – sarebbe stato consono per capire punti di forza e debolezze del sovranismo tricolore in prossimità del 26 maggio.
Punto focale sul quale si giocherà il destino dell’Europa, nonché dei cosiddetti partiti sovranisti, è il tema legato all’economia. Giubilei, fa bene a distinguere le varie posizioni in ambito economico dei diversi partiti sovranisti, ma allo stesso tempo sarebbe stato necessario osare un po’ di più auspicando una nuova economia sociale e a misura d’uomo. Senza un’impronta di carattere sociale il sovranismo rischia di diventare un fenomeno reazionario legato alle logiche neoliberiste.
Crticabili, pertanto, sono anche le posizioni filoamericane – così come quelle filorusse – dei partiti sovranisti. Parlare di sovranità senza avere una politica estera europea indipendente e sganciata dagli interessi delle grandi potenze dominanti (USA, Russia e Cina), rappresenterebbe un modo come un altro con il quale legare indissolubilmente un eventuale Europa a guida sovranista agli interessi del potente di turno. Ecco perché, se da un lato l’intervento degli americani (leggi Steve Bannon) potrebbe aiutare il sovranismo a scardinare l’attuale establishment presente in seno all’Unione Europa, d’altro canto ciò potrebbe rappresentare il papabile rischio di una definitiva cessione degli ultimi residui di sovranità e di indipendenza europea.

 

 

 

 

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