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Bergoglio, il Papa sovranista che non ti aspetti

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Bergoglio, il Papa sovranista che non ti aspetti

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È molto interessante notare come per il Pontefice il principio di sovranità è garanzia di pace e giustizia e non di sopraffazione come i salotti radical chic si affaticano a denunciare

 

di Giorgio Arconte – A papa Francesco, si sa, non piacciono i muri ma l’attuale Pontefice sa bene che un ponte per reggere ha bisogno di basi solide, e lo dice anche, peccato alla stampa piaccia omettere certi passaggi per preconfezionare un messaggio utile alla speculazione della sinistra liberal-progressista. C’è da riconoscere, però, che spesso si tende anche a semplificare le parole di questo Papa ed a confonderlo per un leader politico piuttosto che per una guida religiosa universale, tanto che in un passaggio del suo discorso al primo incontro con i movimenti popolari Francesco ha voluto chiarire che quando parla dei più deboli «Non si capisce che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo è la dottrina sociale della Chiesa». Con maggior forza questo concetto è stato ribadito in un intervista del 31 marzo 2014 facilmente rintracciabile sul web, in cui Francesco a dei giovani delle Fiandre disse di aver «sentito, due mesi fa, che una persona ha detto: ‘Ma, questo Papa è comunista!’. E no! L’amore ai poveri è una bandiera del Vangelo, non del comunismo: del Vangelo!». Ed ha poi aggiunto: «Io credo che i poveri sono al centro dell’annuncio di Gesù. Basta leggerlo. Il problema è che poi questo atteggiamento verso i poveri alcune volte, nella storia, è stato ideologizzato».
Fatti i dovuti chiarimenti in premessa, si vuole tornare agli incontri con i Movimenti Popolari avvenuti negli scorsi anni, per evidenziare alcuni passaggi in cui il Pontefice riconosce il valore positivo di un principio che ultimamente è molto presente nel dibattito politico: sovranità. Nel secondo incontro tenutosi in Bolivia, Bergoglio ebbe a dire che «I popoli del mondo vogliono essere artefici del proprio destino. Vogliono percorrere in pace la propria marcia verso la giustizia. Non vogliono tutele o ingerenze in cui il più forte sottomette il più debole. Chiedono che la loro cultura. la loro lingua, i loro processi sociali e le loro tradizioni religiose siano rispettati. Nessun potere di fatto o costituito ha il diritto di privare i paesi poveri del pieno esercizio della propria sovranità e, quando lo fanno, vediamo nuove forme di colonialismo che compromettono serialmente le possibilità di pace e giustizia perché la pace si fonda non solo sul rispetto dei diritti dell’uomo, ma anche su quello dei diritti dei popoli, in particolare il diritto all’indipendenza». È molto interessante notare come per il Pontefice il principio di sovranità è garanzia di pace e giustizia e non di sopraffazione come i salotti radical chic si affaticano a denunciare: tutelare l’indipendenza dei popoli significa anche prevenire le guerre e questo anche perché i rapporti fra Stati e popoli non devono diventare «sinonimo di imposizione, non è subordinazione di alcuni in funzione degli interessi di altri. Il colonialismo, vecchio e nuovo, che riduce i paesi poveri a semplici fornitori di materie prime e manodopera a basso costo, genera violenza, povertà, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi». Insomma, addirittura per papa Francesco il principio di sovranità serve a prevenire l’arroganza colonialista e rappresenta uno strumento di tutela a favore dei poveri!!!
Quando parla di colonialismo, però, Bergoglio non ha in mente solo lo sfruttamento economico ma anche, e soprattutto, «Il colonialismo ideologico globalizzante [che] cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli». È questo un aspetto molto interessante perché una delle maggiori battaglie dei movimenti euroscettici e sovranisti, è proprio quella di voler difendere la propria cultura da chi, sempre usando le parole di Francesco, «cerca di imporre alienanti modelli di consumo e una certa uniformità culturale», e questa modalità viene duramente bollata addirittura come una forma di «colonialismo ideologico».
La “nuova Europa” dei sovranisti non è un’anti-Europa, ma una comunità che sappia integrare le differenze cominciando a riconoscere le identità delle mille patrie che compongono il nostro continente. L’Europa se non la si concepisce come un mosaico allora perde la sua anima. Questa prospettiva è ben chiara anche all’attuale Pontefice il quale nel suo discorso del 2017 ai partecipanti alla Conferenza “(Re)thinking Europe” disse che l’Europa «non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone». Quando si parla di persone non si può non riconoscere le comunità che queste formano, ovvero realtà non solo territoriali, ma anche storiche e culturali con una propria identità che non può essere negata. Le comunità devono sempre essere riconosciute e valorizzate per diventare feconde e poter entrare in relazione (i famosi ponti). Non a caso Bergoglio usa come metafora la famiglia «come prima comunità […] unione armonica delle differenze tra l’uomo e la donna, che è tanto più vera e profonda quanto più è generativa, capace di aprirsi alla vita e agli altri».
Non è facile parlare di questi argomenti e papa Francesco lo sa bene per questo con lucida analisi nello stesso discorso disse che «A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è in atto un conflitto generazionale senza precedenti. Nel consegnare alle nuove generazioni gli ideali che hanno fatto grande l’Europa, si può dire iperbolicamente che alla tradizione si è preferito il tradimento. Al rigetto di ciò che giungeva dai padri, è seguito così il tempo di una drammatica sterilità. Non solo perché in Europa si fanno pochi figli, e troppi sono quelli che sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché ci si è scoperti incapaci di consegnare ai giovani gli strumenti materiali e culturali per affrontare il futuro. L’Europa vive una sorta di deficit di memoria. Tornare ad essere comunità solidale significa riscoprire il valore del proprio passato, per arricchire il proprio presente e consegnare ai posteri un futuro di speranza». Ecco, queste ultime parole di Bergoglio suonano come un manifesto per tutti i sovranisti che alle imminenti elezioni europee possono cogliere l’occasione di cominciare a renderle realtà.
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