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#Sovranismo: la via per l’Europa della cooperazione

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#Sovranismo: la via per l’Europa della cooperazione

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di Luigi Iacopino – Una delle accuse che viene rivolta al sovranismo dai sacerdoti del pensiero unico è che sarebbe il fratello minore del nazionalismo tutto confini e rivendicazioni. Questo comporterebbe l’impossibilità per i suoi rappresentanti di poter trovare soluzioni condivise, essendo orientati a far prevalere le proprie esigenze su quelle altrui. Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così o siamo dinanzi all’ennesima conclusione superficiale?
Recentemente ha fatto visita all’Italia l’ex presidente dell’Ecuador oggi professore all’Università di Harvard, Jamil Mahuad Witt. In occasione di un convegno tenuto all’Università di Reggio Calabria, ha raccontato di come sia riuscito a risolvere la crisi tra Ecuador e Perù in un contesto internazionale e socio-economico difficile per il suo paese. Partendo dalla sua esperienza, ha quindi relazionato su un tema spigoloso ma decisivo: il rapporto tra diritto e pace e il valore sociale della mediazione per la risoluzione non armata dei conflitti. Il tutto però senza rinnegare la propria identità e le esigenze sovrane del suo popolo.
È possibile trarne un insegnamento valido per i tempi attuali. Sovranità e pace non sono in antitesi. Il sovranismo, del resto,  non è nazionalismo egoistico chiuso in se stesso. È la rivendicazione secondo cui la sovranità non appartiene alla finanza e all’economia ma ai popoli che devono esprimersi liberamente in base alle proprie necessità. L’impegno comune di un sovranismo autentico e comunitario traccerà una strada che punterà verso la direzione della costruzione di un’Europa dei popoli sovrani che sappiano comunicarsi e parlarsi con rispetto e dignità. Che sappiamo mediare tra di loro ricordandosi sempre che la sovranità appartiene al popolo e non alle lobby o ai comitati d’affari che tutelano posizioni di vantaggio e di potere, spacciandole per bene comune. L’Europa, in poche parole, dovrà diventare l’Europa della cooperazione tra popoli. Oggi è solo l’Europa della competizione tra mercati o dell’imposizione burocratica e finanziaria.
In un modo che propone le cessioni di sovranità indiscriminate, l’appiattimento, il politicamente corretto ipocrita e progressista, la strada deve essere un’altra. Deve essere quella della capacità di mediare e collaborare, partendo dalla propria identità e dalla proprie esigenze, senza rinnegare nulla od omologarsi, ma al contempo riconoscendo e rispettando identità ed esigenze altrui in modo equilibrato.
Il quadro europeo ci consegna, invece, un panorama molto diverso dove sono proprio paesi che si dichiarano non sovranisti per eccellenza a imporsi con la maggiore arroganza. E non solo sul piano interno. Francia e Germania si stanno contraddistinguendo per una gestione dualistica dell’Unione europea dove i loro interessi sono imposti a tutti gli altri con lo spauracchio della finanza e dell’austerità.
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