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#Elezioni. Il risveglio sovranista dell’Europa

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#Elezioni. Il risveglio sovranista dell’Europa

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di Luigi Iacopino – Il dado è tratto. Le elezioni europee sono terminate e, nonostante le campagne mediatiche ostili e le numerose fake news, i popoli del vecchio continente hanno dato un chiaro segnale.
IL SEGNALE CHE SCUOTE L’EUROPA
Un segnale che manifesta la volontà di riportare sotto il controllo della politica quella sovranità per troppo tempo sottratta dalle banche e dalla finanza speculativa. Un segnale che attesta come inizi a essere poco gradita quella Europa dei mercanti che ha anteposto alle esigenze dei popoli gli interessi di pochi, ai bisogni reali dell’uomo le pretese di centri di potere, alle comuni radici cristiani le ideologie irrazionali.  E se l’Unione europea si trova davanti a un bivio, il sovranismo, ormai del tutto sdoganato, dovrà affrontare una sfida decisiva: costruire un percorso condiviso. Non c’è dubbio che i risultati più decisivi si siano registrati non solo in Italia e in Ungheria, ma anche in Francia e in Polonia. Segno che, non solo tra i partiti più “sociali”, ma anche tra i popolari e i conservatori esiste una componente sovranista con cui consolidare relazioni.
I POSSIBILI ALLEATI TRA POPOLARI E CONSERVATORI
L’Unione Civica Ungherese del premier Viktor Orban si conferma esempio a cui guardare con ragionevole fiducia, sia per i contenuti che per le prospettive future. Diritto e Giustizia dell’ex primo ministro polacco, Jaroslaw Kaczynski, si rafforza a garanzia della buona riuscita dell’investimento in campo valoriale degli ultimi anni. Sono questi, due dati su cui bisognerà riflettere per l’immediato futuro.
Ma il vero squillo di tromba è stato suonato a  Parigi con la vittoria di Marine Le Pen ai danni di Emmanuel Macron. Il Rassemblement National avrebbe il 23,2% dei voti contro il 21,9% de La Republique en Marche, tanto da spingere Le Pen a chiedere elezioni anticipiate. Le stesse che ha annunciato Tsipras in Grecia a causa del tracollo del suo partito che lo ha indotto a sciogliere il Parlamento.
UN DISASTRO A 5 STELLE
E veniamo finalmente all’Italia dove si è verificato un vero e proprio terremoto politico. La tanto auspicata, per alcuni, e temuta, per altri, affermazione sovranista della Lega si è, infine, verificata nonostante gli ultimi pronostici non facessero ben sperare. Ma il partito di Matteo  Salvini non solo è diventato il primo partito italiano con il 34% dei voti, ma è riuscito persino nella titanica impresa di raddoppiare il Movimento 5 Stelle. Gli alleati di Governo hanno subito un tracollo, cadendo rovinosamente al 16% e venendo superati addirittura dal silente Partito democratico che ha raggiunto il 23%. Ma, a  ben vedere, è stato proprio il silenzio l’arma in più che ha consentito al Pd di Zingaretti di risalire faticosamente la china. Perché, si sa, ogni qualvolta un esponente dem apre bocca, le derisione e la disfatta sono assicurate.  Di diverso tenore, invece, la campagna elettorale del M5s che, infatti, ne ha pagato le conseguenze. La strategia di Di Maio incentrata sull’attacco costante e giornaliero, quasi feroce e irragionevole, a Salvini si è rivelata assolutamente fallimentare.
IL CAPOLAVORO DI SALVINI
Quello del Vice premier e Ministro dell’Interno è stato, invece, un vero capolavoro politico che ha permesso alla Lega di diventare il partito leader dei sovranisti europei. I sacerdoti del pensiero unico mondialista se ne dovranno fare una ragione. E non sarà facile per loro a giudicare dall’isteria che ha colpito molti di loro negli attimi immediatamente successivi alla pubblicazione dei primi risultati.
Adesso però viene la parte più difficile. Con il ribaltamento delle forze che compongono il Governo Giallo-verde è lecito pensare che  nelle prossime settimane gli equilibri interni siano destinati a cambiare. A livello europeo si palesa all’orizzonte un possibile accordo tra popolari, socialisti e liberali, l’ennesima accozzaglia che farà male all’Europa. Per il sovranismo, invece, una sfida per una strategia metapolitica.
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