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L’inspiegabile successo della Lega nazionale

Politica Nazionale Primo Piano

L’inspiegabile successo della Lega nazionale

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Secondo questi illuminati progressisti, un elettorato che non si allinea alla “verità” del pensiero unico manifesta una probabile incapacità di intendere e volere, almeno politicamente parlando.
di Pasquale Morisani – Dalla mezzanotte del 26 Maggio decine di opinionisti, giornalisti, politologi ed improbabili “self made” si interrogano disperatamente su come la Lega, capitanata da un tale Salvini, sia riuscita a convincere un numero spropositato di elettori, anzi la maggioranza, a barrare la scheda elettorale proprio lì dove l’indomito spadaccino di Giussano campeggia sullo sfondo blu. A questo vociare fa eco l’urlo social di centinaia di tifosi isterici, rigorosamente in giacca radical chic, accampati su Facebook e che non digeriscono questa orda informe di cittadini che, votando Lega, alla meglio meriterebbe il ritiro a vita della scheda elettorale. Secondo questi illuminati progressisti, un elettorato che non si allinea alla “verità” del pensiero unico manifesta una probabile incapacità di intendere e volere, almeno politicamente parlando. E le critiche salgono fino a toccare punte fra lo stucchevole ed il ridicolo, sostenendo addirittura come non sia democraticamente ammissibile che milioni di italiani – o “le classi subalterne” per citare un delirante Gad Lerner – abbiamo condiviso, spontanea voluntas, un programma così blasfemo che rasenta la messa al bando!
Ma insomma, dicono costoro, si può votare un partito come la Lega che vuole sicurezza nelle città? Che frena l’ingresso incontrollato di migliaia di clandestini? Che difende la famiglia fatta di nonni genitori e figli? Che vuole riconoscere il diritto alla legittima difesa? Che vuole abbattere un fisco insostenibile per impiegati commercianti professionisti partite Iva? Che chiede lo sblocco delle grandi opere? Che intende un’Europa coesa nell’interesse dei Popoli e non delle tecnocrazie bancarie e finanziarie? Che parla di sovranismo e di identità coerentemente anche con la Costituzione italiana? Che difende il Made in Italy come simbolo di eccellenza della piccola e media industria nazionale da sempre motore dell’economia italiana? Che parla di cooperazione sociale e non di competizione globale? Che pensa allo sviluppo sostenibile e non a chimere indecifrabili? Che si interroga sul futuro di migliaia di giovani costretti a lasciare i loro paesi natii?
Insomma, come si può dare tanto credito ad un partito che ha fatto bandiera del motto “Prima gli Italiani” perfettamente coerente con l’idea di Patria in Europa, già sogno di tante Nazioni che nel sovranismo identitario vedono il viatico per una federazione di Popoli e non solo di interessi.  
Se per un attimo anche gli sparuti supponenti depositari del verbo “pidiota” e progressista pensassero a tutto questo come ad un desiderata nazionale, da Nord a Sud della penisola, avrebbero ben chiaro come la Lega sia riuscita nell’ arduo compito di far ritrovare in tanti Italiani persino il valore e la passione per la Politica. Ricordino i soloni sbraitanti un latinismo in voga negli anni 80’ in quel di Reggio Calabria: “na tenunu...” e poi ci stanno un po’ di bacioni (come quelli che  dedica un tale Matteo).
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