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Ribellarsi ai diktat europei è un atto di disobbedienza civile: Sea Watch docet!

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Ribellarsi ai diktat europei è un atto di disobbedienza civile: Sea Watch docet!

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Il caso Sea Watch rappresenta l’ennesimo teatrino creato per mettere in ginocchio il governo italiano. Allo stesso modo quest’ultimo, invocando lo “stato di necessità”, potrebbe disobbedire e ribellarsi agli odiosi vincoli dei Trattati europei
di Francesco Marrara – Il caso Sea Watch avrà quanto prima un epilogo anche dal punto di vista giudiziario. In queste poche battute, tuttavia, ci soffermeremo su alcuni aspetti che non possono assolutamente passare in secondo piano agli occhi dell’opinione pubblica.
“Sea Watch 3” sembrerebbe il titolo di un film o di una serie TV arrivata alla sua terza stagione. I più attenti avranno potuto apprendere che si è trattato dell’ennesimo affronto – da parte di una ONG – ai danni non solo del governo Lega-M5S, ma dell’intera Nazione Italia, violata ancora una volta nella sua sovranità ed indipendenza.
In questi giorni abbiamo potuto assistere ad un vero e proprio teatrino messo in piedi da una macchina mediatica sempre più complice delle vicende relative al braccio di ferro tra il Ministro degli Interni e le ONG. Come se non bastasse, ad incentivare questa messa in scena, ci hanno pensato i soliti progressisti – paladini dei diritti umani – con il loro sostegno morale e materiale (raccolta fondi e salita a bordo della nave) alla “Capitana”. Questo atto di “disobbedienza civile” non ha fatto altro che rafforzare la propaganda e i consensi dello stesso Ministro degli Interni. Quest’ultimo, pur avendo effettivamente risolto la spinosa faccenda, resta – almeno per il momento – incapace di prospettare – assieme agli altri partner europei – una definitiva risoluzione al problema dell’immigrazione di massa.
Ultimo aspetto. Con il caso Sea Watch è stata fatta passare l’idea secondo cui, in presenza di uno “stato di necessità”, si possa violare – nel nome della legge morale e della causa umanitaria – la sovranità di uno stato, nonché qualsiasi legge nazionale ed internazionale. Ebbene, tenendo in considerazione tutte le precauzioni del caso circa la portata del suddetto messaggio, appellandosi allo “stato di necessità” ad esempio i lavoratori licenziati potrebbero iniziare ad occupare le fabbriche ed il governo italiano potrebbe disobbedire, una volta per tutte, ai vincoli imposti dai Trattati e dalla dittatura finanziaria europea. Riscuoteremo lo stesso clamore mediatico avuto per la” Capitana” da parte di moralisti e benpensanti?
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