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#Grecia. È finita l’era Tsipras, sconfitta la sinistra progressista

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#Grecia. È finita l’era Tsipras, sconfitta la sinistra progressista

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di Luigi Iacopino – È fallito il sogno di costruire un’altra Europa, un’Europa diversa, sotto la guida di Alexis Tsipras. Il popolo greco ha deciso di porre fine a un’esperienza di governo che, nata sotto i migliori auspici, ha invece finito col tradire ogni promessa. Il leader della colazione della sinistra radicale, tanto osannato anche in Italia, è stato pesatamente sconfitto alle elezioni che hanno sancito la vittoria dei conservatori. Nuova Democrazia di Kyriakos Mītsotakīs ha ottenuto il 39, 78% dei voti, conquistando 158 seggi su 300. Syriza dell’ormai ex premier Tsipras si è fermata al 31,56 %, conquistandone solo 86, a fronte dei 145 delle elezioni del settembre 2015. Un vero e proprio tracollo che testimonia il disastro di un progetto politico che ha tradito l’intento di favorire il riscatto di Atene. E con Atene di quella intellighenzia ipocrita che aveva guardato a Tsipras come a un leader  in grado di incidere sulle dinamiche europee sempre più precarie e contraddittorie.
Un vero e proprio inganno perpetrato ai danni del popolo ellenico che nel giro di quattro anni è stato completamente spogliato della proprie sovranità. Ma la parabola discendete di Tsipras testimonia la crisi della sinistra europea, in tutte le sua sfaccettature, evidenziandone una involuzione ai limiti del rinnegamento. Alimentata dal desiderio effimero di cambiare le regole europee e promettendo opposizione alle imposizioni della Troika, ha finito col piegarsi a tutte i diktat internazionali. Le Grecia è diventata terra di riforme che hanno inevitabilmente inciso sull’assetto socio-economico del Paese, rendendolo più instabile e insicuro, preda di mercanti e speculatori. Le condizioni di vita sono peggiorate e a pagarne le conseguenze sono state le fasce più deboli, quelle che avrebbe dovuto essere tutelate maggiormente. Di ripresa nemmeno a parlarne.
Ma non c’è da stupirsi. Sono decenni che la sinistra ha abbandonato le proprie rivendicazioni storiche, in chiave socialista, per abbracciare il falso mito del progressismo apolide. I diritti sociali sono stati sostituiti dai diritti civili, peraltro declinati in modo ideologico, e la tutela del lavoro ha lasciato il posto a ben altre battaglie. L’uso ambiguo delle parole e il politicamente corretto hanno tentato di dare una parvenza di idealità e verità. Ma, come accaduto in Italia l’anno scorso, anche in Grecia il popolo ha reagito dimostrando la volontà di voltare pagine definitivamente. Le recenti elezioni europee, del resto, hanno lasciato più di qualche indizio.
Ha vinto Nuova Democrazia, partito di ispirazione conservatrice ma fortemente critico nei confronti delle politiche di austerità e di immigrazione senza limiti. Conducendo una sfida elettorale all’insegna di tendenze sovraniste, è riuscita persino a sottrarre voti ad Alba Dorata che resta fuori dal Parlamento. Anche questo è un dato su si dovrà riflettere, mentre riesce a superare lo sbarramento “Soluzione greca“, movimento di estrema destra e posizioni filo-russe.
Queste nuove elezioni decretano, quindi, un nuovo no all’Europa globalista delle banche e dei mercanti, tutta austerity, precarietà e immigrazione. La palla adesso passa ai conservatori.
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