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Il libro. Inganni Economici: Quello che i bocconiani non vi dicono

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Il libro. Inganni Economici: Quello che i bocconiani non vi dicono

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L’ultimo libro di Ilaria Bifarini rappresenta un vero toccasana per rompere la gabbia, liberare menti, coscienze e superare definitivamente l’inganno neoliberista
di Francesco Marrara – È uscita di recente la terza fatica letteraria -“Inganni Economici: Quello che i bocconiani non vi dicono”- della “bocconiana redenta” Ilaria Bifarini. Dal titolo molto suggestivo, il libro cerca di smascherare il modello economico neoliberista attraverso una descrizione lineare e scorrevole di concetti che – a causa di una artificiosa manipolazione delle coscienze – non sono riusciti ancora ad attecchire pienamente nel nostro tessuto sociale. Non si tratta di un manuale di economia, ma di “una bussola per orientare il cittadino comune, vittima inconsapevole e sacrificale della mistificazione.”
Il primo dogma che viene smascherato è quello secondo cui l’economia sia una scienza esatta. L’economia nasce come costola della filosofia, una scienza sociale che, da Aristotele fino al XVIII secolo, si caratterizza per una forte impronta di carattere etico. Dunque, una disciplina improntata ad un attento e rigoroso studio non solo dei comportamenti degli esseri umani, ma anche delle possibili ed inevitabili ricadute che l’economia avrebbe potuto avere a livello sociale. Pertanto, con l’avvento di Adam Smith e della scuola classica, l’economia perde questa originaria vocazione e si trasforma in una vera e propria scienza fisico-matematica fondata su precetti inconfutabili.
Molteplici sono gli inganni che vengono smascherati nel corso dell’opera: il mito delle politiche di austerity, intese come unica via d’uscita dalla crisi economica; lo stato inteso come una famiglia, senza tenere in considerazione le cruciali differenze tra le due entità: lo stato, stampando la moneta, finanzia la spesa pubblica e non potrà mai fallire perché ripagherà sempre i propri debiti; la famiglia vive unicamente dei redditi guadagnati; lo spauracchio del debito pubblico, quest’ultimo inteso come mezzo per assoggettare i popoli alla schiavitù del lavoro precario senza diritti; l’irreversibilità dell’euro, quale unico strumento monetario per uscire dalla crisi economica.
Come rompere la gabbia? La Bifarini propone di ripartire dalla ricetta economica di stampo keynesiano. È assolutamente innegabile che le politiche keynesiane oggigiorno rappresenterebbero il punto focale dal quale ripartire per rilanciare dell’economia italiana. Un toccasana soprattutto per le fasce della popolazione meno abbienti. Tuttavia, come dimostrato nel recente passato, non possiamo negare che l’applicazione nel lungo periodo di tali politiche ha comportato: l’aumento della tassazione; una crescita a dismisura della spesa pubblica; corruzione, clientelismo ed aumento degli sprechi all’interno della Pubblica Amministrazione.
Ripartire da Keynes, liberandoci sia dall’austerity sia dal neoliberismo, rappresenta il primo passo fondamentale per la riconquista della sovranità economica, nonché quello slancio vitale per la rinascita di un vero stato sociale. Nonostante ciò, per non ricadere negli errori del passato, dovremmo iniziare a pensare ad un nuovo modello di economia sociale, a misura d’uomo ed in linea con le sfide del nostro tempo.
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