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Per “qualcuno” parlare di Bibbiano è propaganda. Perché?

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Per “qualcuno” parlare di Bibbiano è propaganda. Perché?

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di Luigi Iacopino – Ci risiamo, ma non dobbiamo stupirci. Ogni qual volta si affrontano argomenti scottanti che possono mettere in imbarazzo i progressisti, ecco che partono le accuse di fare propaganda e strumentalizzazione. Neppure la drammatica vicenda di Bibbiano è rimasta esente dal maldestro tentativo di silenziare le voci fuori dal coro. <Basta “usare” i bambini di Bibbiano per fare propaganda> ha sentenziato Laura Boldrini, l’ex presidente della Camera irreprensibile paladina dei diritti civili in salsa globalista.
C’è un problema. La stessa prospettiva non viene mai adottata quanto, diversamente, la vicenda interessa i soliti profeti del pensiero unico. Pensiamo al tema dell’immigrazione e alle numerose foto e notizie di bambini pubblicate sul social per suggestionare i lettori e denunciare un presunto razzismo. Ma non solo: anche e soprattutto per attaccare la controparte politica, i cosiddetti sovranisti, attribuendo loro la colpa dei morti in mare. Pensiamo a quanto è stato detto, e si dice, sulla politica dei “porti chiusi”? C’è chi evidentemente ha la memoria corta o la memoria a intermittenza. La morale universale del buonismo ipocrita, condita dalla solita doppiezza del politicamente corretto, ammanta di correttezza soltanto ciò che è strumentale a una certa retorica culturale. Che, a questo punto, diventa anche una retorica politica, del tutto sconnessa dalla realtà.
La faccenda, però, è drammaticamente seria e non merita di essere liquidata o silenziata da surreali accuse di orchestrare campagne diffamatorie. O, peggio, da goffi tentativi di attaccare anche individualmente coloro che hanno deciso di esporsi su un tema cosi spinoso, come è capitato a Nek.
Subito dopo il suo post facebook, dove scriveva che da “uomo” e “papà” – qualcuno direbbe concetti antropologici – <è inconcepibile che non si parli dell’agghiacciante vicenda di Bibbiano>, il cantante emiliano, che aveva parlato di <famiglie distrutte> e che chiedeva giustizia, è stato subito attaccato. In un articolo de LaRepubblica, la sua “canzone antiabortista” (In Te), con la quale esordì a Sanremo, è stata addirittura paragonata a Hiroshima e Nagasaki. Che tempismo. Per non tacere del fatto che una canzone che parla di vita, con la quale si può essere o meno d’accordo, non può essere paragonata a un contesto di morte. Questo dà il senso della misura. Bene ha fatto Nek a non lasciarsi influenzare e a denunciare a sua volta l’unica vera strumentalizzazione, quella delle sue parole, tra l’altro ribadendo di essersi sentito di dare spazio a una <vicenda grave> come uomo e come padre, non occupandosi di politica né avendo interesse a essere messo in mezzo a dibattiti tra partiti.
Ciò detto, è necessario parlare di Bibbiano ed evitare che cali l’attenzione su un tema che non ha solo risvolti etici ed economici, quanto piuttosto premesse antropologiche e ideologiche. Perché, come ha ben sottolineato il giornalista de LaVerità, Francesco Borgonovo, il caso di Bibbiano è riconducibile a un’ideologia ben precisa. Ma questo lo affronteremo nella prossima puntata.
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