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Lo “spauracchio” termine “fascismo”

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Lo “spauracchio” termine “fascismo”

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di Luca Marturano – Accade sovente che in un sistema politico, alcune forze partitiche hanno bisogno per alimentarsi di quello che Almond e Powell definiscono “rendimento simbolico”. Detto in termini semplici, un’aggregazione umana ovvero un partito ricorre all’utilizzo di simboli e dottrine politiche per unire la propria sintesi.
Per esempio, è noto a tutti, che negli Stati Uniti del secondo dopoguerra i Repubblicani univano il proprio elettorato (e non solo) attorno all’ipotesi di una possibile ingerenza dell’Unione Sovietica nella società americana con l’ausilio di spie e insospettabili cittadini.
Nel nostro paese si può fare l’esempio di Berlusconi: con l’ anticomunismo ha costruito il proprio consenso.
Non è quindi innaturale, né moralmente giudicabile una simile strategia politica. In fondo, stiamo parlando di un metodo che risale dai tempi antichi (in quanto insito nella natura umana): gli Ateniesi attorno all’antagonismo con Sparta (e viceversa) tennero unita la comunità mettendo da parte tutte le divisioni.
Premesso ciò, arriviamo ai giorni nostri.
In Russia per descrivere il governo di Putin si parla di “regime del terrore” (chiaro riferimento all’epoca staliniana). In Spagna spesso si discorre di ritorno al franchismo, in Germania di ritorno al nazismo e in Italia di ritorno al fascismo. In questi paesi, in termini semplici, si sono formati dei cleavages (fratture) – dopo un’ evento storico di grande portata che ancora oggi, a quanto sembra, non è scomparso dal dibattito politico perché appunto essenziale ad alcuni per mantenersi istituzionalmente in vita e unire la base. Non dimentichiamo che anche durante il governo Renzi – nel momento della proposta di quest’ultimo di riforma istituzionale del Parlamento – qualcuno evocò, come partecipando a una seduta spiritica, la parola fascismo.
Lo “spauracchio fascismo” è anacronistico nel 2019. Chi grida oggi al ritorno al fascismo, forse non ha vissuto o approfondito la stagione degli anni 70′ in Italia tra: NAR; P2; Golpe Borghese e altri eventi. Che cosa avrebbe detto oggi il militante antifascista su Twitter se fosse vissuto in tale periodo?
Nelle elezioni politiche italiane del 2018, Casa Pound (la cui ideologia vuole richiamare il Fascismo degli inizi e non quello istituzionalizzato) al momento della candidatura al Parlamento suscitò indignazione e sgomento tra i più sensibili (sulla carta) al bene della nostra nazione. La “deriva fascista” in Parlamento era imminente: carestie, disgrazie e l’apocalisse erano dietro l’angolo. Poi invece quando Casa Pound arrivo allo 0,9% dei consensi, si spostò la parola fascismo sulla casella del nuovo governo, senza che nessuno chiedesse scusa per aver paventato inutilmente spettri e streghe.
Parlare oggi di ritorno al fascismo, ha un solo ed unico scopo: rafforzare la propria sintesi politica. Il fascismo è, come noto, stato sconfitto militarmente. Le sconfitte militari non si discutono.
***
Numerose nazioni si sono ricomposte dopo struggenti divisioni. Penso ai Balcani, ad alcuni paesi Africani e sud Americani che hanno ricomposto il proprio vivere civile come comunità, istituzionalizzando la conciliazione attraverso la creazione di commissioni che hanno avuto il compito di separare il “prima” e il “dopo” al fine, appunto, di cancellare i cleavages.
In Italia quanto descritto sopra non è avvenuto, perché una parte della sintesi politica per mantenersi in vita preferisce alla conciliazione lo scontro ideologico – e tutto quello che è contrario ai propri scopi ha un solo nome: fascismo.
La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 né un esempio. All’indomani del tragico evento Cossiga parlò subito di strage fascista per poi anni più tardi ammettere che la sua affermazione non aveva alcun fondamento e finendo con il più che ipotizzare altri scenari. Senza ripercorre le vicende processuali che paradossalmente sono ancora in corso (dal 1980 appunto), la circostanza è l’esempio di come in Italia la verità sia coperta da un “velo di Maya” che per comodità propria molti tendono a non svelare.
Iniziando nel desegretare innumerevoli documenti presenti negli archivi di Stato, si potrebbe giungere a quella conciliazione descritta sopra che manca alla nostra comunità. Un evento che imporrebbe a molti di inventarsi qualcosa di nuovo per fare politica e per questo utopico.
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