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Governo giallo-rosso: perde l’Italia vince l’Europa

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Governo giallo-rosso: perde l’Italia vince l’Europa

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A prescindere da chi sarà il premier della cosa “giallo-rossa”, il nuovo governo sarà fintamente politico ma fortemente tecnico perché chiamato a svolgere i compitini dettati dall’Europa e che si possono sintetizzare in tagli alla spesa pubblica e la riapertura dei porti alle Ong
di Giorgio Arconte – Ed alla fine il Movimento anti-casta, quello che avrebbe dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, si è fatto casta alleandosi con la casta stessa. L’inciucio “giallo-rosso” pare si farà, sembra solo questione di ore e l’esperimento “populista” tutto italiano che ha visto 14 mesi di alleanza Lega-5Stelle, e che aveva lasciato sperare milioni di elettori in un graduale cambiamento di passo, lascerà spazio a ad il governo più progressista della storia nazionale. Appena un anno e siamo tornati alla stagione dei governi certamente democratici ma non legittimati dalla volontà popolare, e nessuno si scandalizzi se l’accordo PD-5Stelle è frutto di un’opera artificiosa di ingegneria politica: il trasformismo è un fenomeno tipico nazionale da quando esiste un Parlamento in Italia da Depretis ad oggi. Nessuna sorpresa, quindi, solo tanta amarezza e non si dica che le responsabilità sono di Salvini.
Le ragioni della caduta del governo “giallo-verde” sono state chiarite con limpidezza dal senatore Bagnai (clicca qui) nel suo intervento durante la seduta in Senato che ha di fatto aperto l’attuale crisi: è stato il M5S a sfiduciare il premier Conte in occasione del voto alla TAV, e soprattutto il cambio dei grillini in materia economica con l’abbraccio all’austerity europea, cristallizzata con il voto favorevole e determinante ad Ursula von der Leyen come presidente della Commissione UE, hanno sancito la rottura dell’alleanza giallo-verde. Salvini, coerentemente con la linea della nuova Lega nazionale e con il sentimento del suo elettorato, ha cercato di chiudere con le continue polemiche che animavano l’ormai ex alleato per ridare la parola ed il voto agli italiani. Una scelta giusta e coraggiosa anche se in tanti si sono affannati a criticare come opportunistica. I fatti, a quanto pare, danno torto a tutti questi politologi da bar dello sport mossi più da un sentimento di odio nei confronti dell’avversario leghista piuttosto che da analisi razionali, imparziali e fondate. Il coraggio di Salvini è confermato al di là delle simpatie che si possono avere o non avere, così come è confermato che le “ragioni di poltrona” ed il terrore delle urne sono i pilastri su cui si regge la fragile alleanza fra PD e M5S. Non è un caso, infatti, se la base grillina, dove si muovono grossi mal di pancia, questa volta non è stata consultata attraverso la piattaforma Rousseau né è stata data la possibilità di seguire via streaming gli incontri con il PD.
A prescindere da chi sarà il premier della cosa “giallo-rossa”, il nuovo governo sarà fintamente politico ma fortemente tecnico perché chiamato a svolgere i compitini dettati dall’Europa e che si possono sintetizzare in tagli alla spesa pubblica, la riapertura dei porti alle Ong e politiche arcobaleno. Passi da giganti verso un ritorno allo statalismo vessatore che spreme le tasche degli italiani a suon di tasse ed austerity in cambio di un po’ di flessibilità sui conti per rimettere in piedi il business dell’accoglienza. Forse il numero dei parlamentari si riuscirà realmente, quanto inutilmente, a ridurre ma il problema dell’immigrazione tornerà ad essere critico con l’Italia chiamata a diventare un hub per clandestini. Non ci si illuda, però, che questi ultimi verranno poi ridistribuiti in tutta Europa perché il Trattato di Dublino sancisce che il migrante è a carico del Paese di approdo e, con il continuo incalzare dei movimenti sovranisti, nessun governo europeo ha intenzione di inimicarsi ulteriormente il proprio elettorato che ovunque non è favorevole a farsi carico di un immigrazione selvaggia e clandestina. Per non parlare dei temi etici dove sarà un bagno di sangue su promozione della vita e della famiglia e difesa del diritto di libertà educativa.
Con il governo giallo-rosso tornerà a regnare il “bene assoluto” (i progressisti, si sa, si vestono sempre con un velo improprio di moralità) benché non votato dal popolo che ha sempre ragione ma solo quando la sua volontà è allineata ai desideri delle élites economiche. In realtà, però, perde l’Italia e vince l’Europa, d’altronde Mattarella è espressione diretta del PD, il partito europeista italiano per eccellenza…
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