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Voto su Rousseau: a chi fa paura e che valore avrà?

Politica Nazionale Primo Piano

Voto su Rousseau: a chi fa paura e che valore avrà?

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di Luigi Iacopino – Oggi (forse) sapremo quale potrebbe essere l’esito della Crisi di Agosto. I 115 mila iscritti della piattaforma Rousseau possono finalmente esprimere il proprio voto sull’alleanza con il Pd per la creazione del nuovo governo Conte-bis. Ma non è chiaro quale valore sarà attribuito a questa consultazione.
IL QUESITO
Il quesito è piuttosto semplice: “Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”. Si è già molto fantasticato su questa votazione e molti hanno fatto notare il mutamento di approccio rispetto alla votazione del 2018. In quella circostanza, infatti, gli iscritti erano stati chiamati ad esprimere la propria preferenza rispetto alla formazione del “contratto del Governo del cambiamento”. Nessun accenno alla Lega e, inoltre, il “si” veniva posto prima del “no”. Coincidenze? Crediamo di no. È solo il potere del linguaggio e delle immagini che nella “rete” è amplificato e fortemente pervasivo. A prescindere da come andrà a finire, e la nostra speranza è che prevalgano i no, è bene riflettere.
A CHI FA PAURA ROUSSEAU?
Qualcuno, impaurito dal possibile esito negativo, ha cercato di impedire il voto su Rousseau. Gli iscritti del M5s, infatti, hanno più volte espresso il loro legittimo dissenso rispetto all’ipotesi dell’accordo (inaccettabile) con il Pd. Che, ricordiamolo, è il principale partito contro cui i pentastellati hanno condotto la loro campagna elettorale alle politiche del 2018. Lo stesso partito che sta cercando affannosamente di tornare al potere dopo essere stato sonoramente bocciato dagli italiani e aver perso non solo il referendum costituzionale ma quasi tutte le elezioni recenti.
Confermato il voto, i tentativi di condizionarne il risultato sono molteplici ed evidenti, tanto da coinvolgere persino il Colle che ha richiesto rassicurazioni. Per Mattarella l’accordo con il Pd è fondamentale, come per Renzi e Giuseppe Conte, forti degli appoggi di Berlino e Parigi. Insomma, questo matrimonio s’ha da fare. Troppi gli interessi in gioco. È naturale, quindi, che il voto su Rousseu spaventi, al punto che qualcuno – sempre al Colle, ma non solo – ne vorrebbe almeno svilire il valore slegando l’esito (qualunque esso sia) dall’appoggio dei gruppi parlamentari pentastellati al nuovo Governo. C’è già, oltre confini, chi pregusta che il Conte-bis diventi uno Tsipras-bis.
Ed è altrettanto naturale, quindi, che la “base” del Movimento non sia d’accordo, tanto che, se non si può impedire il voto (come si sta cercando in tutti modi di impedire le elezioni) allora forse è meglio concentrarsi sulla gestione del dissenso. La strada delle ultime ore potrebbe essere proprio quella che punta alla normalizzazione giocando su quelli che sembrano essere i punti deboli della democrazia diretta applicata alla tecnologia.
L’INDIVIDUALISMO ELETTORALE E IL SUPERAMENTO DELLE FORMAZIONI SOCIALI
Sono proprio questi due dei principali punti deboli. Nell’interpretare il pensiero del filosofo Rousseau – a cui si rifà la piattaforma del M5s – vi è l’idea di fondo secondo la quale il rapporto tra cittadini e istituzioni non deve essere mediato da nessuna formazione sociale, compresi partiti e sindacati, ma deve essere un rapporto diretto peraltro fondato sulla volontà individuale espressa attraverso la mera votazione. Ci si può interrogare, quindi, su quanto sia positivo un meccanismo di voto basato sul solo individualismo elettorale senza il filtro di una mediazione sociale effettiva e reale.
Sintetizzata nella formula “uno vale uno”, la democrazia diretta, in effetti, rischia la deriva relativista e individualistica, conseguenza delle assenze di una appartenenza comunitaria e di una seria riflessione meta politica, di una solida sintesi culturale e di una strutturazione territoriale. Temi su cui anche lo stesso M5s si sta interrogando negli ultimi anni. Potrebbero essere proprio queste assenze a rendere (molto) più digeribile il passaggio automatico da un contratto con la Lega a uno con il Pd.
Che garanzie offre questo meccanismo? Ben vengano gli strumenti di democrazia diretta ma vanno quindi integrati e affiancati da qualcos’altro. Vanno affiancati dalla valorizzazioni dei corpi intermedi che costituiscono la colonna vertebrale che può consentire di correggere le crisi di una democrazia parlamentare rappresentativa. Quei corpi intermedi che una certa politica di sinistra, ormai ridotta a espressione di strutture di potere e interessi, sta cercando di snaturare e destrutturare per consegnarci al potere delle elite.
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