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Il grande inganno della democrazia diretta

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Il grande inganno della democrazia diretta

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Il pericolo della piattaforma Rousseau è quello di isolare sempre di più il “cittadino”, che non viene realmente coinvolto ma diventa semplice utente-marionetta dentro un mercato, quello degli interessi politici al pari degli interessi economici.
di Giorgio Arconte – Rousseau si è espresso: 79,3% i SI, 20,7% i NO al governo giallorosso! Nessuna sorpresa, dunque, sull’esito che, anzi, conferma come il M5S da sempre abbia un’anima fortemente progressista, ma non ne ha mai fatto mistero. I capisaldi del pensiero pentastellato, infatti, sono: centralismo statale e forte assistenzialismo sostenuti da un’alta pressione fiscale, giustizialismo aggressivo, ambientalismo della decrescita, apertura alle rivendicazioni arcobaleno. Insomma, i 5 Stelle sono la nuova sinistra post-ideologica con un volto ringiovanito e soprattutto ripulito.
C’è un però: a fronte di 4milioni e mezzo circa di elettori (dato ultime europee), sulla piattaforma Rousseau si sono espressi solo circa 80mila utenti. Questo dato pone un interrogativo sul futuro del MoVimento stesso perché il successo elettorale grillino è soprattutto frutto di una accesa, ed a tratti brutale, propaganda populista che ha avuto come obiettivi polemici da un lato l’Europa e dall’altro il PD. Oggi che il M5S ha gettato la maschera per abbracciare pienamente la sinistra progressista ed europeista – prima votando ed eleggendo a Commissario europeo Ursula von derLeyen (espressione diretta della Merkel), ed ora alleandosi con quello che una volta era “partito di Banca Etruria” o il “partito di Bibbiano” – riuscirà a consolidarsi o continuerà a perdere consenso elettorale a seguito di queste clamorose giravolte? La percezione è che l’esperienza grillina progressivamente si esaurirà facendosi fagocitare dalla sinistra “storica”che di politica ne capisce molto di più. Lo scopriremo solo vivendo ma,intanto,lo scarto sopra descritto fra l’elettorato grillino e la base del M5S offre una riflessione sulla cosiddetta democrazia diretta e sulla crisi dei partiti.
La società italiana è profondamente cambiata e con essa è mutata la presenza nella vita pubblica, un esempio è il declino della “piazza” e l’ascesa del ruolo dei social-network. Questo impone agli attori politici la ricerca di nuove forme di coinvolgimento o, più probabile, una nuova strategia di marketing. Il M5S, movimento nato dal web, ha scelto la formula della cosiddetta “democrazia diretta” e si è dato come nuovo strumento di partecipazionela“piattaforma Rousseau”. Attraverso questo sistema telematico,ogni attivista può determinare le scelte del MoVimento esprimendo direttamente la propria opinione quando coinvolto: “uno vale uno”. Apparentemente sembra un criterio vincente ed affascinante ma, come dimostra il forte scarto numerico sopra descritto fra base attivista (80mila utenti) ed elettorato (4milioni e mezzo), pone il dubbio se questo procedimento sia realmente rappresentativo.Il limite del “metodo Rousseau” è l’assenza di uno spazio reale dove affrontare il dibattito essenziale per determinare scelte condivise.
Ciò che quindi appare democratico (o forse lo è davvero…), in realtà diventa espressione di una cultura individualista dove il dialogo fra le parti è completamente assente. Il pericolo della democrazia diretta, quindi, è quello di isolare sempre di più il “cittadino”,che non viene effettivamente coinvolto ma diventa semplice utente-marionetta dentro un mercato, quellodegli interessi politici al pari degli interessi economici.In questo contesto privo di concreti spazi di confronto, qualsiasi scelta diventa facilmente orientabile, attraverso opportune tecniche di marketing, perché ogni votazionemanca di una coscienza politica consapevole,matura, forte, indipendente che solo da un dibattito può emergere.
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