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Cambia il clima politico e torna il pensiero unico!

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Cambia il clima politico e torna il pensiero unico!

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di Luigi Iacopino – Mentre il Governo inizia a litigare su quali tasse inserire in nome del mercato e del “ce lo chiede l’Europa”, continua l’opera di censura programmata.  E se in una fase iniziale il prevedibile fenomeno ha interessato solo i social network, adesso pare voglia compiere l’altrettanto prevedibile salto di qualità. Cosi, il passaggio da Facebook a Wikipedia è stato breve, anzi brevissimo, e non lascia presagire nulla di positivo. Questo è il destino che, dopo Casa Pound e decine di profili social non allineati al pensiero unico dominante, è toccato a Vox Italia. Il movimento fondato, tra gli altri, da Diego Fusaro e Francesco Toscano, è stato prima oscurato su Facebook e poi cancellato da Wikipedia.
Ma non basta. La mannaia del politicamente corretto lascia intendere il perverso desiderio di non risparmiare proprio nessuno e, soprattutto, di non voler lasciare nulla al caso. E allora succede che la “Luiss butta fuori Gervasoni, il prof che non canta nel corso dei fan dell’invasione”. Questo è quanto si legge nel titolo di un condivisibile pezzo di Daniele Capezzone su “La Verità” che commenta proprio come, “in una curiosa consonanza con il cambio di clima politico, inizia la stagione delle epurazioni: liberal, europeiste, democratiche e progressiste, si capisce”. Riflessione sintetica ma efficace che descrive uno scenario in cui tutto ciò che si erge a contestare quanto sta verificandosi, viene silenziato senza troppe spiegazioni. Fa sorridere amaramente, ma non troppo.
È ormai palese che per i profeti del progressismo e dei diritti civili (ormai) in salsa Giallo-Fucsia sia arrivato il tempo di tirare le somme. Non c’è dubbio che la fine del Governo Giallo-Verde abbia creato un’occasione che non sarà sprecata molto facilmente. L’occasione per riproporre le nefaste idee del “partito unico del capitale”, ammorbidite dalla pratica delle buone intenzioni e dalla solita retorica delle belle parole. Può cambiare la forma ma il meccanismo è sempre lo stesso, magari riscoprendo vecchie prassi di un passato che torna e si fa presente.
Nel dibattito politico-culturale attuale sta diventano un imperativo categorico chiudere gli spazi (sociali e mediatici) a chi storce il naso e alza il dito. Soprattutto se sei considerato come un sovranista populista, peccato mortale che, anche se confessato, conduce dritto all’inferno. C’è da chiedersi cosa riservi il futuro perché emerge la preoccupazione che dai social non sia poi cosi difficile passare alla vita reale. In nome dell’inclusione, della tolleranza e del pluralismo, la patria italica sta facendo passi indietro da molti ritenuti impensabile sino a qualche anno fa. Questo qualcuno non ha saputo leggere bene i segni dei tempi.
Il “vietato dissentire” sta gradualmente accompagnando quello che sino a ieri era solo il “vietato vietare” per legittimare con sorrisi e pacche sulle spalle un’opera di pulizia del pensiero che, a piccole dose, minaccia di potersi espandere gradualmente. Non saremo mai fan della (mera) democrazia diretta ai tempi dei social né di un confronto ormai sempre più confinato nella rete. Ma, diciamo cosi, l’odierna opera di normalizzazione e assuefazione da pensiero unico non ci piace. Non vorremmo che questo pensiero unico dominante riesca nell’intento di trasformarsi nell’unico pensiero possibile che impone, attraverso un’educazione universale, ciò che la volontà sovrana respinge.
È proprio il caso di ripeterlo: “Si può lottare e perdere. Chi non lotta ha già perso”.
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