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Trump, patriota e sovranista

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Trump, patriota e sovranista

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di Luigi Iacopino – Sin dalla campagna elettorale che lo ha poi incoronato 45º presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump era apparso come il principale nemico del globalismo. Che è quella ideologia liberal e progressista che vorrebbe abbattere frontiere e culture per creare un mondo appiattito, senza identità e dominato dal pensiero unico. Al discorso che ha tenuto all’Onu, Trump ha ribadito il concetto: “il futuro appartiene ai patrioti, non ai globalisti. Il futuro appartiene alle nazioni sovrane e indipendenti che proteggono i loro cittadini, rispettano i loro vicini e onorano le differenze”.
Parole chiare che sintetizzano efficacemente un sentimento – quello sovranista – che sta sviluppandosi velocemente ma che deve avere il coraggio di fare un salto di qualità. Non c’è dubbio, tuttavia, che sono parole che segnano uno spartiacque tra due mondi diversi e a tratti del tutto inconciliabili.
Da un lato il globalismo che sta trasformando il mondo in un gigantesco libero mercato completamente soggiogato dal potere della finanza e delle lobby. Qui la politica non conta più nulla, sacrificata sull’altare del politicamente corretto e della società ultracapitalistica che vuole trasformare uomini e donne in meri consumatori. Le identità vanno cancellate, le informazioni manipolate, le menti plagiate onde evitare che si formino coscienze critiche in grado di contestare un sistema ipocrita.
Dall’altro il sovranismo che ha avuto il merito di riaffermare un principio banale che però abbiamo perso e dobbiamo recuperare: la sovranità appartiene al popolo. Articolo 1 della nostra Costituzione che qualcuno definisce (magari solo quando gli conviene) la più bella del mondo. Che lo sia anche in questo. Non appartiene alla finanza o al libero mercato. E neppure alle lobby. Perché devono essere i popoli a decidere del proprio destino, magari recuperando quel legame col trascendentale – col Buon Dio – e con una concezione etica (e non meramente materialistica) della vita. Un mondo in cui le identità – tutte, nessuna esclusa – vanno tutelate e promosse perché sono una garanzia per l’uomo che vuole essere sicuro di sé. E di quello che gli capita intorno, per evitare di essere in balìa di eventi che non è in grado di comprendere e decifrare. Una sovranità, quindi, che deve elevarsi anche a sovranità del proprio pensiero, senza cedere alle tentazioni dell’individualismo ma recuperando l’imprescindibile momento della condivisione comunitaria.
Concordiamo con Francesco Giubilei, fondatore di Nazione Futura, e con l’idea che Trump possa essersi proposto come “guida di un fronte identitario, sovranista e conservatore”. Anche se forse è proprio il popolo che lo ha incoronato come tale. Senza dimenticare Putin. Il sovranismo attuale, tuttavia, presenta lacune evidenti e per questo dovrà riempirsi di contenuti chiari in modo da “far fronte alle sfide del nostro tempo senza dimenticare la propria terra e le proprie radici”. La riflessone critica, la formazione culturale e l’azione politica renderanno possibile il necessario salto di qualità, attingendo anche alla tradizione popolare e sociale della nostra Italia. Serve una sintesi, si apra un confronto.
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