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La Consulta apre alla morte di Stato

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La Consulta apre alla morte di Stato

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Prendiamo atto che i sostenitori della morte sono più forti e meglio organizzati, pianificano le azioni, si muovono secondo strategia di lungo periodo e in modo unitario e compatto, anche quando fanno parte di movimenti diversi. Loro credono in quello che fanno.
Di Giovanna Arminio – La riflessione impertinente sulla recente pronuncia della Consulta e il suicidio assistito parte dal suggerimento dell’avvocato Joe Miller nel film “Philadelphia”: “Spiegamelo come se avessi soltanto quattro anni”.
Si parte dai fatti. Marco Cappato, dell’associazione “Luca Coscioni”, nel febbraio 2017 accompagna Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, quarantenne tetraplegico, in Svizzera a morire. Quindi finisce sotto processo a Milano dove i giudici, dopo averlo assolto dall’imputazione di istigazione al suicidio, chiedono l’intervento della Corte Costituzionale sull’articolo 580 del codice penale, che punisce con la reclusione da cinque a dodici anni sia chi determina altri al suicidio (istigazione) sia chi ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione (suicidio assistito).
Con l’ordinanza n. 207 del 16 novembre 2018, la Consulta entra a gamba tesa dando un termine al Parlamento entro il quale legiferare, cioè il 24 settembre 2019, giorno in cui avrebbe trattato la questione di costituzionalità dell’articolo in esame. Non solo. I giudici indicano le coordinate all’interno delle quali dovrà muoversi chi deciderà di mettere mano alla legge in materia: deve cioè trattarsi di persona affetta da patologia irreversibile, che sia fonte di sofferenze fisiche o psicologiche assolutamente intollerabili, la quale sia tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale, ma resti capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
Tutto va poi letto alla luce della legge n. 219 del 2017, sul fine vita (le cosiddette d.a.t.), che riconosce ad ogni persona il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario, compresi idratazione e nutrizione artificiale, sottoponendosi a sedazione profonda continua. L’esercizio di questo diritto viene inquadrato nel contesto della «relazione di cura e di fiducia», l’alleanza terapeutica tra paziente e medico.
Ora è chiaro anche alle anime belle che, senza tirare in ballo complottismi di varia natura, le azioni sono state chiaramente pianificate nel tempo, non fosse altro per il fatto che, attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale, il ruolo, la funzione e la discrezionalità del Parlamento sono andate a farsi friggere già un anno fa, avendo la Consulta già palesato nell’ordinanza n. 207 del 2018 le future intenzioni chiaramente favorevoli all’eutanasia. Inoltre l’indicazione del termine perentorio entro il quale promulgare una legge sul tema e addirittura l’elenco delle condizioni e dei presupposti per accedere al suicidio assistito, sono a tutti gli effetti giurisprudenza creativa che invade il campo della politica.
La politica. Altro tasto dolente. All’indomani dell’ordinanza n. 207, in pieno governo giallo-verde, il presidente della Camera Roberto Fico, del M5S twittava: “La decisione della Consulta è un’occasione importante per il Parlamento. Serve più che mai adesso aprire il dibattito su un argomento delicato, rispetto al quale ci deve essere attenzione e sensibilità. La politica affronti il tema dell’eutanasia”.
Ovviamente si sa che il tema è divisivo non solo all’interno delle diverse forze politiche, ma già dentro lo stesso partito. Era poi un argomento che non faceva parte del “contratto di governo”, quindi rischiava di farne saltare il già precario equilibrio. Ma questo non giustifica i nostri rappresentanti perché la politica non può abdicare al proprio compito, che è quello di attivare i parlamentari perché aprano il dibattito che, a parte qualche voce isolata, è stato di fatto inesistente. È lapalissiano che Lega e M5S, non avevando alcun punto in comune, erano inadatti a trovare una possibile convergenza su un testo di legge condiviso, per l’altrettanto evidente ragione che la prima è ultimamente frequentata da moderati e da un numero sempre più rilevate di cattolici, mentre il M5S, ogni giorno più spostato a sinistra, ha raccolto tutte le istanze che furono dei radicali. È altrettanto ovvio che l’attuale governo PD-M5S sia rimasto a guardare: i suoi esponenti sapevano già che la Consulta si sarebbe pronunciata in modo conforme alle loro posizioni ed oggi esultano, come la senatrice Cirinnà, che chiede eutanasia con farmaco letale attraverso apposito decreto legge.
Nella totale inerzia dei partiti al governo di oggi e di ieri, la Corte Costituzionale ha fatto la parte del leone, esautorando del tutto il Parlamento. Del resto succede regolarmente nella storia (e nella giungla) che il debole venga fagocitato dal più forte.
Ma siccome l’orrore e l’arbitrio non hanno fine, leggendo la decisione della Consulta, apprendiamo che non dichiara illegittimo l’art. 580 del codice penale, ma attribuisce al singolo giudice il potere di decidere caso per caso quando il suicidio assistito sia o no sanzionatile, scaricando infine tutto sul Servizio Sanitario Nazionale. Il tutto ovviamente senza menzionare l’obiezione di coscienza, di cui pure aveva parlato nell’ordinanza 207.
Ora, la Corte Costituzionale ritiene indispensabile l’intervento del legislatore, nel mentre ha fatto di testa propria addirittura blindando i contenuti di na futura legge. Quale legge?
Non potevamo aspettarci nulla dal Parlamento espressione del precedente governo giallo-verde, per l’enorme distanza sul tema tra i partiti che lo componevano, da quello attuale arriverà l’eutanasia vera e propria secondo il modello nord-europeo, essendosi la Consulta premunita di fare riferimento alle “sofferenze fisiche o psicologiche” provocate dalle patologie irreversibili che autorizzano la richiesta di suicidio assistito. Insomma, basta una depressione importante per togliersi di mezzo, con risparmio della spesa pubblica e disagi ai familiari.
E siccome la legge fa costume, prepariamoci ad andare in ospedale per essere ammazzati, essendo i malati non solo un costo sociale, ma un inutile fastidio per i parenti. Tutto questo diventerà parte della nostra vita quotidiana e della società che consegniamo ai nostri figli.
Prendiamo però anche atto, realisticamente con franchezza, che i sostenitori della morte sono più forti e meglio organizzati, pianificano le azioni, si muovono secondo strategia di lungo periodo e in modo unitario e compatto, anche quando fanno parte di movimenti diversi. Loro credono in quello che fanno.
I “pro life”, beh, siamo inconsistenti – diciamocelo – dal punto di vista sociale, culturale e soprattutto politico. Maestri dei distinguo: “sono cattolico ma…; sono a favore della vita ma…; sono dalla parte del malato ma…”, siamo stati divorati. E probabilmente, lo meritiamo. Insomma se abbiamo certi rappresentanti in Parlamento, nelle associazioni, negli enti, nelle chiese, che con tiepidezza, confusione e contrapposizione affrontano i temi etici (che per inciso non interessano a nessuno), probabilmente sono lo specchio di elettori altrettanto tiepidi, confusi, contrapposti.

 

Doveva essere una riflessione impertinente questa, ma è diventata purtroppo amara.

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