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Ricky Martin ci ricasca: un altro bambino senza mamma

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Ricky Martin ci ricasca: un altro bambino senza mamma

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di Luigi Iacopino – La cicogna sta per fare visita a casa di Ricky Martin per la quarta volta. Dopo i primi tre bambini, è in arrivo un quarto componente. Ad annunciarlo ci ha pensato direttamente il cantante “mentre ritirava il premio per il suo impegno a favore della comunità Lgbtq”. A diffondere la notizia ci ha pensato, tra gli altri, l’Huffingtonpost che ha citato USA Today. Tragicomiche le parole usate: “siamo incinti, stiamo aspettando”, come se il bambino potesse essere portato in grembo da lui o dall’uomo che gli sta accanto. Surreale.
Sta di fatto che, per l’ennesima volta, la star portoricana ha deciso di fare ricorso alla pratica della maternità surrogata conosciuta come utero in affitto. Per l’ennesima volta pagherà per avere un bambino. Per l’ennesima volta questo bambino crescerà senza la donna che lo ha portato in grembo e con il quale ha creato un legame bio-chimico insostituibile. Crescerà senza una mamma. E non perché l’ha persa tragicamente durante il parto o in un incidente, ma perché gli è stata negata. E tutto questo è bello e normale: in nome della pace e dell’amore, s’intende. Questa è, nostro malgrado, la civiltà che stiamo costruendo in cui, peraltro, affrontare temi etici sta diventando sempre più divisivo e controverso.
Ma eventi come questi ci riportano alla dura realtà. Una realtà in cui il sentimentalismo si sta elevando a categoria sociologica e teoria politica, indebolendo la ragione sino ad annullarla. Non si ragiona più. Non si riflette più, si cade nella superficialità e nell’ideologia. E si diventa preda di una sentimentalismo cieco e distorto che però, sebbene sorretto dalle migliori intenzioni, diventa distruttivo e pericoloso. Il problema, infatti, non è Ricky Martin in sé ma è una cultura che si sta imponendo con prepotente disinvoltura e viene veicolata in modo irresponsabile. Tutto ovviamente nel nome dei diritti umani, del progresso, dell’inclusione: termini questi che, ormai, non significano più nulla.
Anche a discapito di apparire antipatici, è sempre necessario ribadire i concetti più delicati. È necessario riflettere, porsi qualche domanda. Perché esisterebbe il (presunto e ideologico) diritto umano di una coppia omosessuale (ma anche eterosessuale) di avere un bambino e non il diritto umano (vero e naturale) di un bambino ad avere una mamma e un papà? Perché negare a un bambino il seno materno è qualcosa tutto sommato accettabile per soddisfare un desiderio individualistico che si tramuta in diritto, e, invece, non sono accettabili le osservazioni di coloro che insistono sul rispetto delle vere esigenze dei più piccoli? Già, perché dire che per un bambino sia sufficiente l’amore, da qualunque parte esso provenga, non è vero. È una bugia. Potrà non piacere, potrà urtare la nostra sensibilità, ma è una menzogna che, artificiosamente e in modo ingannevole, fa leva sui nostri sentimenti. Sentimenti deboli. Sentimenti fluidi. Società liquida.
Ma a Ricky Martin (benché potrebbe essere un nome come tanti altri) piace avere una “grande famiglia”. Anche se non c’è una mamma. Ma ci sono tanti quattrini da spendere. E questo fa la differenza. È il capitalismo. E, allora, ecco che volere è potere. La neolingua orwelliana, qualche emoticon a forma di cuore e i soldi faranno il resto. E consentiranno di trasformare un bambino in un oggetto da comprare e che magari domani arriverà a casa con un comunissimo corriere pronto a riportarlo con se nel caso fosse difettoso. Chissà.
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