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Ambiente. Da gretini a cretini il passo è breve

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Ambiente. Da gretini a cretini il passo è breve

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A proposito della questione clima, nessuno dei giovani manifestanti si rende conto di quanto il loro stile di vita consumistico incida sull’inquinamento e soprattutto nessuno di loro rinuncerebbe ad una sola ora di aria condizionata in aula ma sarebbe pronto a riempire la casa del nuovo prodotto “eco”
di Giorgio Arconte – “Fotti me, non il clima. Distruggi la mia figa non la mia Terra. Il pianeta sta diventando più caldo delle mie mutande. Incula me piuttosto che il mondo. Più sesso orale meno riscaldamento globale. Salviamo il mondo perché è pieno di cazzi”. Questi sono solo alcuni degli slogan apparsi durante la manifestazione di venerdì contro l’inquinamento e la salvezza del pianeta. Oggettivamente è imbarazzante commentare queste frasi che di goliardico non hanno nulla, l’unica cosa che viene in mente è Pasolini quando affermava che «Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore». Per il resto, si interroghino i genitori che leggono certi cartelli, qui cercheremo di fare una considerazione che va oltre certo furore.
Quando dei giovani scendono in piazza è sempre una cosa positiva però, responsabilmente, non possiamo assecondarli in maniera acritica. Il gesto della piazza, anche se bello in sé, va riempito di significato altrimenti il passo da “gretini” a “cretini” è davvero breve. Il problema dei “friday for future” è, infatti, che sono insignificanti se non per perdere una giornata di scuola. E nemmeno, perché a quanto pare il Ministero dell’Istruzione, con una lettera ufficiale, ha invitato le scuole a non considerare assenza queste manifestazioni. La prima valutazione nasce da qui: se un giovane non rischia nulla, se il suo manifestare è completamente innocente e non rende alcun fastidio, quella piazza ha realmente un senso? La risposta è due volte NO! Il primo è perché se queste manifestazioni sono a rischio ZERO allora si riducono ad essere solo delle feste, dei momenti ricreativi e non una battaglia per affermare delle rivendicazioni a prescindere da quali siano. Ora, non è detto che una manifestazione debba trasformarsi per forza in un tafferuglio, anzi, non dovrebbe MAI scadere nella rissa, MA di qui a farle diventare delle feste allora non solo non sono inutili ma anche molto diseducative. I giovani devono capire che per mettersi realmente in gioco le battaglie vanno combattute, sudate, conquistate e non regalate! Queste manifestazioni seguono, invece, il “consumismo” applicato alla politica. Già solo questa constatazione dovrebbe sollevare più di qualche dubbio sulla bontà di certi raduni ma andiamo avanti. Il secondo NO è strettamente legato al primo: se queste manifestazioni non solo non rappresentano alcun rischio ma addirittura vengono sostenute da qualsiasi apparato di potere che sia politico, economico o mediatico, non c’è il sospetto che siano un tantino strumentalizzate se non interamente cavalcate con il solo scopo di (dis)orientare l’opinione pubblica, in particolare quella giovanile su problemi marginali? Basterebbe chiedere a questi giovani chi sono secondo loro i responsabili dell’inquinamento per metterli in crisi perché al di là di risposte generiche e grossolane non se ne avrebbero (basta vedere video sul web per rendersene conto). Ed è proprio qui che sta la strumentalizzazione dell’establishment: insegnare a non pensare. D’altronde, se l’assenza da scuola è giustificata non è un caso. La scuola, in teoria, non serve a far immagazzinare delle nozioni ma a stimolare un certo senso critico nei giovani in modo tale che da adulti possano impegnarsi per la crescita e lo sviluppo della società non solo con brillantezza ma anche con libertà di spirito. Ed invece sembra che il passo sia quello di creare truppe non pensanti e che si muovono irreggimentate a slogan secondo le volontà dei cosiddetti poteri forti che, non a caso, indirizzano così le masse verso nuovi consumi e nuovi mercati. Infatti, a proposito della questione “ambiente”, nessuno dei giovani manifestanti si rende conto di quanto il loro stile di vita consumistico incida sull’inquinamento e soprattutto nessuno di loro rinuncerebbe ad una sola ora di aria condizionata in aula ma sarebbe pronto a riempire la propria casa del nuovo prodotto “eco”.
Le conclusioni le lasciamo ad un immenso Pasolini quando profeticamente ammoniva che «Il potere è divenuto un potere consumistico, infinitamente più efficace nell’imporre la propria volontà che qualsiasi altro potere al mondo. La persuasione a seguire una concezione edonistica della vita ridicolizza ogni precedente sforzo autoritario di persuasione». Ed ancora, «Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore». Amen.
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