LOADING

Type to search

Convenzione di Roma, quale futuro per il sindacato italiano?

Politica Nazionale Primo Piano

Convenzione di Roma, quale futuro per il sindacato italiano?

Share
La Convenzione, stipulata a Roma lo scorso mese di settembre, dovrebbe mettere in guardia tutto il mondo sindacale circa la possibile scomparsa, dai tavoli che contano, di tutte quelle organizzazioni sindacali minori che realmente si battono per garantire gli interessi dei lavoratori
di Francesco Marrara – Il 19 settembre 2019, a Roma, è stata firmata la Convenzione per la misurazione della rappresentanza dei lavoratori nelle aziende appartenenti al circuito di Confindustria. Alla presenza del Ministro del lavoro, Nunzia Catalfo, la Convenzione è stata sottoscritta da Pasquale Tridico (Presidente dell’INPS), Vincenzo Boccia (Presidente di Confindustria), Leonardo Alestra (Capo INL), e i segretari della triplice sindacale (Cgil, Cisl, Uil).
Con la Convenzione viene affidata all’INPS sia la rilevazione del dato associativo (rapporto tra lavoratori iscritti al sindacato ed il totale degli iscritti allo stesso), sia la rilevazione – in collaborazione con l’INL – del dato elettorale (rapporto fra lavoratori che, nelle elezioni delle rappresentanze sindacali, hanno votato la specifica associazione sindacale ed il totale dei lavoratori facenti parte del processo elettorale).
In cosa consiste la Convenzione?
Sulla base del T.U. sulla rappresentanza, ai fini della contrattazione collettiva nazionale, saranno esclusivamente validi quei contratti sottoscritti da sindacati che rappresentino il 50% + 1 risultante dalla media tra dato associativo e dato elettorale. Inoltre, la maggioranza risulterà cruciale per la “consultazione certificata”, per la quale i lavoratori dovranno esprimersi sulla base degli stessi accordi. In tutto ciò, verrà costituito un comitato ad hoc – composto da esponenti delle organizzazioni sindacali e datoriali, presieduto da un rappresentante del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – che fungerà da vero e proprio garante del processo di certificazione.
Quale futuro per il sindacato italiano?  C’è chi sostiene che il principale vantaggio consisterebbe nello snellire le procedure istruttorie dei tavoli negoziali. Tuttavia, potremmo sintetizzare il tutto con la volontà di monopolizzazione dei tavoli delle trattative da parte delle Confederazioni, numericamente ed elettoralmente più forti, a discapito di organizzazioni sindacali minori considerate una spina nel fianco in quanto, spesso e volentieri, sono le uniche a battersi  in prima linea nel difendere gli interessi della classe lavoratrice.
Le grandi Confederazioni, avallando scelte politiche di stampo neoliberista (leggasi Jobs Act e legge Fornero), negli ultimi anni hanno tacitamente avviato un percorso di completa distruzione dei diritti dei lavoratori, ed in generale dei diritti sociali, a vantaggio dei meno esosi – ma più accattivanti per l’individuo consumatore – diritti umani e civili.
Altro aspetto è quello riguardante il dumping salariale, ovverosia la registrazione dei “contratti pirata” da parte di organizzazioni sindacali poco rappresentative allo scopo di minimizzare il costo del lavoro. Il problema della riduzione del costo del lavoro è dovuto semplicemente al fatto che lo stato, avendo ceduto ormai da tempo il monopolio della sovranità monetaria, è costretto ad abbassare – in quanto impossibilitato a svalutare la propria moneta – il costo del lavoro per poter tenere botta alla regola della competitività dettata dal sistema capitalistico globalizzato.
Per questi ed altri motivi, i sindacati – per il rilancio del lavoro, delle imprese e dell’economia nazionale – dovrebbero iniziare ad alzare il tiro sulla riconquista della sovranità monetaria da parte dello Stato al fine di evitare la completa svalutazione del lavoro. Allo stesso modo, essi dovranno fin da subito avviare un proprio cambiamento culturale e strutturale a causa dell’avvento delle nuove tecnologie, le quali porteranno inevitabilmente ad un naturale incremento della disoccupazione. Su quest’ultimo aspetto, sarà importante sostenere un maggiore coinvolgimento dei lavoratori ai processi produttivi e decisionali, nonché la loro diretta partecipazione alla gestione delle imprese (art. 46 Cost.), allo scopo di garantire, nelle aziende ed in generale nel mondo del lavoro, la salvaguardia del “contenuto umano”.
Tags:

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *