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Siria. La nuova crisi rivela l’ipocrisia progressista

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Siria. La nuova crisi rivela l’ipocrisia progressista

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Non c’è dubbio che l’aggressione turca si tratti di una violazione del diritto internazionale ma… assordante è il silenzio della comunità internazionale, per non parlare di tutti quei vip ed intellettuali progressisti
di Giorgio Arconte – Dopo un periodo di relativa tranquillità, la Siria torna ad infiammarsi con nuovi scenari di guerra che alimentano un conflitto lungo quasi 10 anni. Questa volta ad aggredire la perla siriana è la Turchia del sultano Erdogan che mira a costruire una zona di cuscinetto sul confine dove poter ricollocare forzatamente circa un milione di rifugiati, e tenere a distanza i curdi con le loro rivendicazioni separatiste. La questione curda, infatti, è un problema di politica interna molto pressante anche in Turchia, e l’operazione orwellianamente chiamata “sorgente di pace”, appare proprio una mossa per cercare di riconquistare consenso da parte del presidente turco, il quale ultimamente ha perso città importanti, fra cui anche Istanbul ed Ankara.
Le conseguenze di queste attacco si rivelano già disastrose dal punto di vista umanitario e la situazione potrebbe peggiorare se il conflitto dovesse allargarsi. Non bisogna dimenticare che la Turchia è uno dei membri della Nato e che in quella tormentata zona del mondo ci sono diversi attori in tensione fra loro: statunitensi, russi, iraniani, hezbollah, israeliani e, non ultimi, i curdi. Nelle ultime ore proprio questi ultimi hanno raggiunto un accordo militare (non politico) con il governo siriano permettendo all’esercito nazionale di riprendere possesso di importante centri nel nord del Paese. Questo garantirà protezioni alle popolazioni curdo-siriane ormai abbandonate dagli alleati americani. È infatti difficile immaginare che turchi e siriani possano scontrarsi frontalmente, le conseguenze di una possibilità del genere potrebbero essere catastrofiche dal punto di vista diplomatico e far scivolare il mondo intero in guerra. Ma Erdogan non è così sprovveduto e fin ora pare che la Russia di Putin sia il grande protagonista di questa crisi divenendo garanzia di stabilità in queste zona rovente del mondo.
Forse l’evoluzione di questi ultimi giorni potrebbero essere decisivi per mettere fine al conflitto siriano sancendo finalmente la riunificazione del Paese sotto il presidente Bashar al-Assad grazie alla fedeltà del suo esercito e del popolo siriano, ma anche al prezioso sostegno degli alleati russi e iraniani, senza dimenticare il contributo degli hezbollah. È il nostro auspicio.
In attesa che le situazioni si sviluppino, occorre fare un altro tipo di valutazione. Non c’è dubbio che l’aggressione turca si tratti di una violazione del diritto internazionale con operazioni di pulizia etnica ai quali i turchi non sono nuovi (ricordiamo lo sterminio degli armeni) ma… assordante è il silenzio della comunità internazionale, per non parlare di tutti quei cosiddetti vip ed intellettuali progressisti che non perdevano occasione per raccogliere firme o imbastire campagne mediatiche per denunciare il governo siriano reo (a detta loro) di alimentare un conflitto che ha stremato la popolazione (ma mai nessuno si è scandalizzato per le sanzioni che non consentono ai siriani di disporre di medicinali e alimenti). Addirittura gli stessi, durante gli anni di guerra, hanno esaltato l’azione militare dei curdi in funzione anti-Isis eppure oggi tutto tace. Addirittura gli stessi, durante gli anni di guerra, hanno esaltato le milizie filo-turche, ovvero i cosiddetti “ribelli democratici” che oggi avanzano compiendo operazioni di pulizia etnica nei confronti dei curdi e che nei giorni scorsi hanno decapitato Hevrin Khalaf, la carismatica leader curda. Adesso tutto tace. Un’ipocrisia che non sorprende ma che da luce a Nicola Dàvila quando sosteneva che “il culto dell’umanità si celebra con sacrifici umani”.
Se l’ipocrisia non sorprende però spaventa la fragilità di questa Europa che, oltre i trattati economici, mostra tutta la sua inconsistenza politica. Si sente solo qualche sussurro di condanna ma nessuna azione diplomatica e sanzionatoria seria, nessuno (tosa nemmeno mettere in discussione il possibile ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Questa UE in campo diplomatico pare riuscire solo ad assecondare le sanzioni americane anche sacrificando gli interessi continentali, per il resto è il vuoto cosmico. Una debolezza politica ed una disonestà davvero… disarmante.
Viva la Siria che resiste! Viva Assad! Viva l’esercito siriano! Viva il popolo siriano!
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