LOADING

Type to search

Omocidio a Roma: Open e il webetismo politically correct

Politica Nazionale Primo Piano

Omocidio a Roma: Open e il webetismo politically correct

Share
Il webetismo politicamente corretto di Open, questa volta, ha veramente valicato ogni limite. Anche di fronte alla morte di un ragazzo, si tenta di strumentalizzare, sulla base di un post su Facebook, con etichette e stereotipi che lasciano il tempo che trovano
Di Francesco Marrara – Luca Sacchi, giovane di 24 anni, non ce l’ha fatta. La sera del 23, si stava recando con la fidanzata ad un pub. I due giovani erano stati aggrediti davanti al locale da due rapinatori, i quali avevano sottratto lo zaino ad Anastasiya, la ragazza di Luca. Questi, nel tentativo di recuperarlo, viene colpito alla testa da uno dei ladri con un colpo di arma da fuoco: una tragedia avvenuta nella zona dei Colli Albani.
Sulla vicenda, tuttavia, non sono mancate le prime strumentalizzazioni da parte di chi si professa quotidianamente portatore di una informazione libera e veritiera. Stiamo parlando di Open, quotidiano online fondato da Enrico Mentana. L’articolo, la cui firma è stata prontamente sostituita con “La Redazione”, fin dal titolo, “Ragazzo ucciso a Roma, chi era Luca Sacchi: il 24enne morto per difendere la ragazza”, enuncia dei toni ambigui e misteriosi nei confronti del ventiquattrenne romano. Ma scorrendo giù per il testo, sommariamente sobrio e lineare, si arriva a superare ogni limite della decenza. Si legge testualmente: “Era un giovane di idee sovraniste, come si vede chiaramente dai post sulla sua pagina Facebook”.
Sovranismo e barbarie. Il buon Mentana, o chi per lui, ha avuto l’accortezza di andare a scovare un post del ragazzo di tre anni fa dal quale è stato dedotto che Luca, nonostante sembrasse un bravo ragazzo, fosse un sovranista. Davvero diabolico speculare sulla morte di un giovane ragazzo con etichette e stereotipi che lasciano il tempo che trovano. Ebbene, per un attimo e seppur con le dovute cautele del caso, sembra di essere tornati negli anni di Piombo quando si diceva: “Uccidere un fascista non è reato”. Speriamo che questo slogan non diventerà mai speculare nei confronti di chi oggi manifesti simpatie o idee sovraniste sul web, nelle piazze e nelle strade.
L’Ordine dei Giornalisti, pertanto, dovrebbe intervenire e sanzionare immediatamente questa forma di webetismo politically correct. Allo stesso modo, il Direttore di Open enunciare pubblicamente le proprie scuse nei confronti dei familiari della vittima, nonché ai lettori del giornale per questo atto di vile sciacallaggio.
Il giornalismo (se così si può ancora chiamare) portavoce del pensiero unico e corretto non conosce limite, morale, e dignità di fronte alla morte. Questa volta i webeti di Open sono scaduti in battute di poco gusto. Ma fin quando i cosiddetti sovranisti non prenderanno seriamente in considerazione la battaglia culturale, la battaglia delle parole verrà sempre vinta dal mainstream.
Tags:

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *