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Ma perché quando governa la sinistra si parla sempre di tasse?

Politica Nazionale Primo Piano

Ma perché quando governa la sinistra si parla sempre di tasse?

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di Luigi Iacopino– L’industria arranca, di ripresa economica seria nemmeno a parlarne, i servizi al cittadino peggiorano, la qualità della vita è sempre più scadente. Questo è il quadro, triste e impietoso, di un’Italia stanca, apatica e disillusa che non ha tempo da perdere dietro allucinazioni ideologiche. Perché qui si parla di vita vera, di bisogni essenziali, di lacrime e sangue, mica di bazzecole. E il Governo Conte-Bis, l’ormai ex avvocato del popolo, che fa? Programmi industriali? Investimenti su innovazione e tecnologia? Tutela del Made in Italy? No, di questo ben poco. La ricetta pare essere un’altra. Semplicemente pensa di aumentare le tasse ed eliminare le agevolazioni fiscali. Quasi su tutto, dalle auto aziendali alle detrazioni, dalla zucchero alla plastica, dal diesel al tabacco. Verrebbe da scrivere: “Sti cazzi”. E lo scriviamo.
È previsto anche un aumento del 3% (dal 24 al 27) dell’Ires sugli utili di tutte le società concessionarie dello Stato, quindi tutte quelle che gestiscono, tra l’altro, autostrade, porti ed aeroporti. E qui qualcuno potrebbe anche esultare. Ma c’è un problema, anzi due, che riguardano l’aumento della pressione fiscale nel suo complesso. Il primo è che l’aumento potrebbe incidere sulle politiche aziendali frenando gli investimenti e le assunzioni, con buona pace per il problema del rilancio economico. E della disoccupazione. Il secondo è che le tasse potrebbero ricadere sui consumatori. Tanto per non perdersi in chiacchiere, meno consumi significa meno acquisti, quindi meno circolazione di ricchezza.
Si vocifera della volontà del Governo di aumentare le retribuzioni dei lavoratori e le pensioni ma, per il momento, è tutto aria fritta. Poco importa, però. A cosa serve un aumento degli stipendi e delle pensioni se poi aumenta anche la pressione fiscale?
Ma, soprattutto, perché ogni volta che governa la sinistra si prospetta, e puntualmente si verifica, una aumento delle tasse? Quale relazione esistenziale e psicologica lega il pensiero progressista e radical-chic con l’ideologia delle tasse a tutti i costi? Sono ovviamente domande retoriche. E se ne potrebbero fare diverse altre. L’insopportabile idea dell’uguaglianza nella povertà fa ancora capolino nelle scuole culturali e politiche delle elitès che un tempo volevano abbattere il capitalismo con il socialismo. Il socialismo ha cambiato veste e si è evoluto nel globalismo massificante di matrice neoliberista, ma la tendenza sociologica all’omologazione della società pervade ancora le menti dei pronipoti di Marx.
È la tentazione delle dittature dell’uguaglianza che si fa appiattimento, da quella del proletariato (povero) a quella del genere unico (povero) a quella del popolo unico (povero). Insomma, la povertà diventa una costante, un elemento del patrimonio genetico di un pensiero vecchio e decadente ma che è capace di riciclarsi subdolamente. E di imporsi sotto vesti nuove, fintamente vergine, ma drammaticamente pervasivo.
E forse anche l’insinuazione che tanto gli italiani, o buona parte di essi, sotto sotto sono evasori e i soldi ci sono. Magari nascosti chissà dove, ma ci sono. E quindi l’agrume si può spremere ancora un po’. D’altra parte al Governo Giallo-Rosso i quattrini servono. Eccome se servono. C’è la questione dell’aumento dell’Iva che potrebbe condurre all’aumento delle accise sui carburanti. C’è la faccenda, complicata e indecifrabile, del Mes. E ci sono i mercati.
Insomma, sulla testa degli italiani c’è il rischio che si abbatta più di una mannaia. Gli imprenditori impallidiscono, i cittadini restano inermi dinanzi a un Governo di matrice socialista che non hanno votato, che probabilmente non hanno mai voluto, ma che, zitto zitto, gli vuole mettere le mani in tasca. Di nuovo.
Ma dal Governo rassicurano. Il rischio che cada a causa delle questioni economiche non c’è. La poltrona è salva. Chiudiamo con una chicca. Dinanzi a questo “quadro, triste e impietoso” di lacrime e sangue, c’è qualche piazza che insorge. Nasce il Movimento delle Sardine. E che fa? Manifesta contro il Governo delle tasse? No manifesta contro l’opposizione, contro Salvini razzista e omofobo. Vabbè, forse è un bluff, proprio come il Movimento 5 stelle. Forse nasce per gestire il dissenso e canalizzarlo nel verso sbagliato. Forse ci forse ci meritiamo le lacrime e il sangue
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