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Dio strabenedica gli inglesi!

Politica Estera Primo Piano

Dio strabenedica gli inglesi!

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di Giuseppe Fontana–  “Brexit, ma prima facciamo colazione”. Così, pare abbia commentato a caldo il leader britannico dei tories, Boris Johnson,  all’ indomani del grande successo elettorale conseguito dal Partito Conservatore e Unionista del Regno Unito. Con almeno 364 seggi conquistati, su una maggioranza che ne richiederebbe appena 326, la linea dell’ hard brexit  così tenacemente difesa dallo stesso Johnson, parrebbe infine delinearsi sugli scenari britannici ed europei.
A risultar decisivo, oltre la già sopraccitata proposta di fuoriuscita dall’UE, si è mostrato il “Manifesto conservatore” che, prevedendo vasti investimenti in ambito sanitario e sul comparto sicurezza ( modello australiano), è riuscito facilmente a sbaragliare l’alienata agenda progressista elaborata da un partito laburista sempre più sbilanciato a sinistra, pro immigrazione e filo Bruxelles.  Una sonora e meritata sberla in faccia, ai danni soprattutto della compagine liberal-progressista che, servendosi di mass-media a loro compiacenti,  negli ultimi mesi tentavano di elaborare un macchinoso costrutto ideologico teso a confutare il risultato elettorale del precedente referendum del 2016 che, della Brexit, aveva visto il trionfo.
Naturalmente, nonostante quello britannico risponda più alla forma “classica”di conservatorismo e sia pertanto fondamentalmente lontano da più auspicabili e sostenibili posizioni tradizionaliste, tale vittoria , offre ugualmente interessanti spunti per ulteriori e più approfondite forme di riflessione. Prima fra tutte, quella legata al diritto dei popoli di poter scegliere, sempre, comunque ed indipendentemente da obblighi imposti dalle potenti forze del globalismo massificante. Difatti, indipendentemente da “scadenze europee” legate alla presentazione di bilancio, mentre in Spagna, Regno Unito, Portogallo, Grecia, Finlandia,Austria, Polonia e Romania i cittadini venivano ugualmente chiamati alle urne, nella democratica Italia, nonostante  tutto, ciò ci è stato precluso.
Naturalmente, orde di costituzionalisti in doppiopetto con Costituzione alla mano, ci hanno ossessivamente rimbrottato, in questi ultimi mesi, l’ovvietà  che, il Conte-bis, lungi dal rappresentare un golpe, sia espressione legittima di un governo costituzionale. Ciò che costoro però tendono ostinatamente ad ignorare è la sottile differenza, a livello di percezione collettiva, esistente tra legittimità e scelte legate al buon senso. Ovvero, a pochi mesi dal responso elettorale delle “europee” , che ha sancito la netta affermazione  delle forze identitarie nel nostro Paese, il governo giallo-rosso, seppur costituzionalmente legittimo, rappresenta un’estrema forma di scelta inopportuna che, potrebbe facilmente indurre a forme destabilizzanti di disaffezione nei confronti delle istituzioni democratiche. La verità, è che ad oggi, le forze liberl-progressiste, considerando noi cittadini incapaci in ambito di discernimento, osteggiano il ricorso al voto popolare  per mero terrore di venir spazzate via dallo stesso.
 Più vaste ed importanti riflessione, in merito alle questioni di tipo economico-monetario connesse alla stessa Unione Europa, dovrebbe iniziare ad emergere e riguardare anche i nefasti approcci legati all’austerità, da quest’ultima sempre inseguita con imbarazzante zelo. Ripensare pertanto a politiche economiche strutturali,  basate su forme di “decrescita felice”, rappresenterà la vera sfida del domani.
Intanto, registriamo una nota positiva per noi calabresi e identitari.  Infatti, con la vittoria dei conservatori britannici e la conseguente certezza della Brexit, l’europarlamento si vedrà arricchito con l’ingresso di Vincenzo Sofo. Giovane protagonista, e dinamico interprete di un progetto finalizzato  a quel cambiamento di rotta oggi più che mai opportuno per l’Italia e, senza dubbio, necessario per la Calabria.
Consapevoli  che Mario Appelius per oggi non ce ne avrà a male, ci sentiamo di urlare “Dio strabenedica gli inglesi!”
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