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Nibras: l’orgoglio identitario nel mare liquido delle sardine

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Nibras: l’orgoglio identitario nel mare liquido delle sardine

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#Nibras dovrebbe riconoscere che per #amare gli altri bisogna innanzitutto non #odiare se stessi, e questo atteggiamento, ben incarnato in lei, non sembra proprio caratterizzare le #sardine
di Giorgio  Arconte– L’ultima figura radical chic travestita da eroe – in questo caso da “eroina”, ed è proprio il caso di dirlo considerato il delirio – è la sardina Nibras, che dal palco di piazza San Giovanni, scimmiottando il tormentone “io sono Giorgia”, ha avuto l’ardire di dichiarare che “A Salvini e Meloni non piacerà la mia presenza perché “sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi”. Tripudio orgasmico per la sinistra progressista al caviale. Anche se non si capisce per quale motivo la Meloni dovrebbe vergognarsi di essere una donna e per giunta cristiana, mentre le radici di Nibras possono diventare fattore di orgoglio. I conti qui non tornano: o le identità sono causa di muri e discriminazioni, oppure sono un’opportunità di crescita personale e di incontro, benchè quest’ultima ipotesi “puzzi” non poco di sovranismo. Ma che quella delle sardine sia una piazza dalle poche idee, e per giunta molto confuse, si era capito già da parecchio, anzi, sin da subito, ed il tempo sta offrendo solo conferme. Basti pensare che una piazza che si dichiara contro il razzismo poi di fatto censura le “sardine nere”; una piazza che si dichiara contro l’odio poi fa salire sul pulpito la sardina velata che, oltre ad insultare Salvini (definito con livore “stupido e ignorante”), si scopre essere coniugata con un fan sfegatato di Hamas, nota organizzazione terroristica legata alla Fratellanza Musulmana. Un inciso: sostenere la giusta battaglia per la sovranità palestinese, non significa assecondarne ogni modalità, in particolare quella terroristica fomentata dall’estremismo islamista che di odio si alimenta.
Al di là della gaffe di cui sopra, ed alla quale vogliamo riconoscere benevolmente un attributo di buonafede in una fase dove c’è molta confusione culturale, probabilmente la giovane e sanguigna Nibras dovrebbe domandarsi se sabato scorso effettivamente si trovasse nella piazza giusta. Non solo perché la sua presenza di fatto rappresenta l’ennesimo tentativo di polarizzare strumentalmente il dibattito pubblico creando sottocategorie in contrapposizione fra di loro, nulla di nuovo sotto il “sol dell’avvenire” che predica pace e concordia razzolando il conflitto sociale. Ma soprattutto, Nibras dovrebbe riconoscere che per amare gli altri bisogna innanzitutto non odiare se stessi, e questo atteggiamento, ben incarnato in lei, non sembra proprio caratterizzare le sardine. Tutto il mondo progressista, infatti, continua a compiere un’arbitraria, ed indebita, sovrapposizione di significato fra le parole “italiano” e “razzista”, come se fossero due sinonimi. L’amore di Nibras per le sue origini palestinesi manifestato con orgoglio in piazza San Giovanni, è lo stesso nostro amore per la nostra Italia, solo che noi siamo i “cattivi” identitari e sovranisti contro cui si si scagliano le buone sardine… che siano fritte o marinate…
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