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La nuova era, tra untori e falsificatori di notizie

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La nuova era, tra untori e falsificatori di notizie

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di Antonio Giuseppe D’Agostino“In un’epoca alluvionata da informazioni irrilevanti … la lucidità è potere”.
 Le parole dello scrittore israeliano Yuval Noah Harari, tornano utili in un’era in cui quel varieggiato cosmo della politica che governa l’Italia, la grande accozzaglia di intenti (a cui si aggiungono oggi le “Sardine”, di prodiana ispirazione), sembra unita solo da un antifascismo – antirazzismo balordo.
Sembra, infatti, che alcuni esponenti di quel mondo, sempre più lontano dal sentire quotidiano della popolazione (a cui   appartengono le forze progressiste del PD e del M5S) non possa fare altro che fomentare un odio viscerale contro tutto quello che rappresenta l’Italia stessa.Come novelli untori, cavalcano qualsiasi possibile informazione che (prima ancora di essere verificata) diventa notizia solo perché rilanciata dai social media, dai networks che stanno svilendo qualsiasi principio di veridicità.
Dal modello Riace (“attenzionato” all’epoca del Ministro Minniti) a Daisy Osakue (l’atleta italiana colpita da un uovo, più di un anno fa) fino ad arrivare alla (recentissima) notizia (smentita dai Carabinieri, l’ospedale non smentisce e non conferma) della donna nigeriana insultata dopo avere perso la propria figlia di soli cinque mesi (nessuno del personale in servizio ha sentito gli insulti): nessuna verifica, nessun tentativo di appellarsi a quel principio di “lucidità” necessario in una fase storica, dove l’unico collante del mondo progressista sembra essere l’attacco a uno spirito che non si allinea al pensiero unico.
Peccato che questi allarmismi non agevolino nessun processo, se non quello di volere avvalorare la grande opera di censura, legittimata da quel principio dell’antifascismo militante, inattuale già ai tempi di Pasolini.
I grandi provocatori, che con azioni di sabotaggio irrompono nei comizi, picchettano i banchetti degli avversari politici e “denunciano” su Facebook, impediscono la libertà di espressione (art. 21 della Costituzione) al grido “il fascismo non è un’opinione, ma un reato” e sposano quell’atteggiamento che nel passato ha giustificato l’estremismo terrorista e ha lasciato esanimi numerosi giovani grazie anche al “soccorso rosso”.
In sintesi, una parte della politica italiana tenta di fare una caricatura impietosa del suo popolo al solo fine di impedire che il “diverso” possa esprimersi, avvalorando quel principio che (almeno sul piano dell’etica) la porterà ad un unico e solo risultato: “effetto, sentenza …autodistruzione”.
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