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Sovranismo: è tempo di fare il salto di qualità!

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Sovranismo: è tempo di fare il salto di qualità!

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Il sovranismo nostrano ha il dovere di evolversi e di abbracciare una nuova visione del mondo più sensibile alla giustizia sociale e agli interessi geopolitici italiani: il tempo degli slogan è finito!
di Francesco Marrara – Sul sovranismo si è detto e scritto di tutto. I millantatori del politicamente corretto considerano il sovranismo secondo una accezione negativa accostandolo quasi sempre al nazionalismo e quindi all’eterno ritorno del fascismo. I sostenitori, viceversa, molto spesso fanno a gara tra di loro per raggiungere il primato tra chi sia più sovranista tra i sovranisti. Si tratta, oramai, di un termine inflazionato che – se non riempito di contenuti e trasformato in dottrina politica alternativa all’ideologia neoliberista – rischia di appiattirsi e divenire l’altra faccia della medaglia delle istanze globaliste e progressiste. Fatte queste dovute premesse analizziamo brevemente pregi e difetti del sovranismo nostrano.
Vi è chi si dichiara apertamente sovranista e chi, invece, risulta molto più schivo e incerto ma, entrando nel merito, la patata bollente è rappresentata, innanzitutto, dai temi economici dove si rischia di peccare clamorosamente. Alcuni posizioni espresse in tema di nazionalizzazioni, in riferimento all’Ilva, e sul debito pubblico lasciano molto a desiderare e suonano lontane anni luce da una vera posizione sovranista e sociale. Matteo Salvini, fresco del Congresso Federale della Lega tenutosi lo scorso 21 dicembre, ha rilanciato con forza e decisione la posizione del proprio partito in chiave nazionale mettendo a tacere i vecchi nostalgici del secessionismo padano. Il prossimo passo, infatti, sarà la modifica dello statuto il quale, ebbene ricordarlo, prevede ancora la secessione. Ma resta ancora un altro banco di prova, rappresentato, come detto, dalle questioni di carattere economico (continui riferimenti alla neoliberista Margaret Thatcher, l’appoggio alla presidenza Draghi, il rifiuto dell’intervento dello stato in economia) e geopolitico (leggasi sostegno cieco e incondizionato agli USA e Israele).
Per il sovranismo italiano è arrivato il momento di fare il salto di qualità. Governare l’Italia è complicato e il tempo degli slogan è finito. Mediante la spinta trasversale di sostenitori, reti associative e militanti, è necessario capire che le battaglie identitarie – sintetizzate nel pensiero mazziniano “Dio, Patria e Famiglia” – rischiano di venire estromesse a causa del sostegno, a tratti più che palese, all’attuale sistema economico.
Per riuscire in questo intento, innanzitutto, bisognerebbe rispolverare riferimenti culturali veramente impertinenti e finiti quasi nell’oblio più profondo (Eva Peron, Giacinto Auriti, Ezra Pound, Keynes, Corridoni, Mattei, Olivetti solo per citarne alcuni). In questo contesto rientra anche l’ampliamento della visione geopolitica. Nel futuro mondo multipolare risulta riduttivo focalizzarsi solo su USA e Israele. Dunque, iniziando da una decisa apertura nei confronti della Russia, bisognerebbe anche rivedere le posizioni nei confronti della Cina bollata, in maniera fin troppo avventata, come impero del male. Lo stesso discorso vale per il mondo arabo e quello latinoamericano finora contrastati in maniera insensata e becera. Inoltre, in nome della c.d. strategia, rischia di non essere chiara la posizione nei confronti dell’Unione Europea e della moneta unica. In ultimo, sarebbe opportuno aprirsi con più incisività verso il mondo sindacale, il mondo del lavoro e delle categorie produttive. Spazio vitale lasciato inspiegabilmente alla controparte la quale, abilmente da decenni, ne sfrutta le potenzialità dal punto di vista elettorale e mediatico.
Questi piccoli-grandi cambiamenti di visione strategica, dovranno passare necessariamente da una profonda e costante attività culturale e metapolitica. Il sovranismo, in salsa destroide e liberista, portato avanti a livello partitico, ha l’obbligo di cambiare pelle altrimenti rischierà di morire quale fenomeno sicuramente interessante per aver avuto il merito di riaccendere una piccola speranza nel popolo italiano, ma allo stesso tempo confinato alla mera logica elettorale ed in quanto tale carente dal punto di vista strutturale e contenutistico.

 

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