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Viaggio nella Siria che rinasce

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Viaggio nella Siria che rinasce

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Grazie a @Sol.Id Onlus, associazione umanitaria che ha avviato in #Siria il progetto #TurismoSolidale, abbiamo potuto visitare questa magnifica terra che sta uscendo da una tremenda guerra al #terrorismo
di Giorgio Arconte – Grazie a Sol.Id Onlus, associazione umanitaria che da un annetto ha avviato il progetto Turismo Solidale, abbiamo avuto l’opportunità di festeggiare il capodanno 2020 in Siria e di visitare questa magnifica terra che sta uscendo da una tremenda guerra al terrorismo lunga ormai circa nove anni.
Quando si dice che la Siria è la culla della civiltà non si sbaglia mica, infatti sono ben trentadue i popoli e le culture che hanno attraversato la storia di questa terra lasciandone significative testimonianze, non solo nelle pietre ma anche nel caloroso carattere dei siriani aperto alla pluralità, alla vita ed all’ospitalità. Dai sumeri agli ottomani, dagli assiri ai mamelucchi, dai persiani ai nabatei, dai greci ai romani ed ai bizantini fino alla cristianità ed in ultimo agli arabi, attraversare le strade di Damasco è tutta una meraviglia che abbraccia circa settemila anni di storia, ed è proprio da questa città che si è sviluppato tutto il nostro viaggio, anche se di Damasco vi parleremo in un altro articolo interamente dedicato.
Le prime due tappe di questo viaggio sono state Ma’lula e Sednaya, due villaggi cristiani a nord di Damasco, il primo diventato uno dei simboli della lotta al terrorismo, il secondo fortunatamente non è stato toccato dalla guerra, ambo i posti sono famosi per i loro secolari monasteri. Ma’lula è un piccolo paesello dove si parla ancora l’aramaico, la lingua di Cristo. Il villaggio è circondato da un imponente canyon brullo e dorato che nasconde grotte in cui l’uomo ha trovato “casa” già nel 9000 a.C., e dal quale si raggiungono il monastero di Mar Sarkis e quello di Mar Taqla dove vi è la tomba/grotta di Santa Tecla. Entrambe i monasteri sono custodi di antichissime sacre icone benché molte purtroppo trafugate dai terroristi. Oggi queste icone sono sostituite da riproduzioni ma tutti sono molto fiduciosi di ritrovarle presto e riportarle al loro posto. In cima al canyon è posta una famosa statua della Madonna che dall’alto guarda e abbraccia tutta la popolazione. Questa monumento è diventato celebre perché alla liberazione del villaggio c’è stata una grande festa in cui, cristiani e musulmani insieme, hanno partecipato alla erezione di una nuova statua di Maria, poiché quella precedente era stata distrutta dai terroristi. La vista che da qui domina tutta la vallata è mozzafiato, non solo per i colori dalle mille sfumature arancio e dorate ma soprattutto per il silenzio cullato solo dal vento che immerge in un aurea di pace e spiritualità.
Il monastero di Sednaya deve la sua realizzazione addirittura all’imperatore Costantino che, durante una battuta di caccia, ha una visione della Madonna la quale gli indica dove e come costruire questo plesso all’interno del quale è custodita un’antichissima icona di Maria dipinta da San Luca evangelista. Qui cristiani e musulmani pregano insieme ed ottengono continuamente Grazie dalla Madre di Gesù. Il monastero ospita anche un orfanotrofio dove sono accolte ventisei splendide bambine che ci hanno ricevuto con bellissimi canti natalizi. Grazie a Sol.Id queste bambine hanno ricevuto tanti regali e donazioni dall’Italia, davvero un momento toccante che ha scaldato il cuore di tutti!
Seconda tappa del viaggio sono state il Krak dei Cavalieri e la città di Homs. Per raggiungere queste due località, viaggiando sempre verso nord, occorre attraversare il Ghouta, un tempo l’oasi di Damasco, tristemente famoso perché nel distretto di Douma erano asserragliati i terroristi che cercavano di insidiare la città di Damasco mai conquistata. Qui i segni della guerra sono ben evidenti con case distrutte circondate da una natura quasi desertica laddove in antichità era tutto un immenso e verdeggiante granaio. Proseguendo si costeggia anche la famosa centrale elettrica, abbinata alla raffineria di petrolio, un immenso plesso colpito dai raid israeliani durante la guerra per mettere in difficoltà il governo siriano. Fortunatamente la centrale è sempre stata riparata nel giro di poche ore riuscendo a garantire continuità alla popolazione per le forniture elettriche. Strada facendo il panorama si ingentilisce fino ad arrivare alla fortezza del Krak che domina tutta la vallata est del monte Tartus. L’impatto alla vista di questo castello è incredibilmente affascinante: un plesso militare enorme dove venivano ospitati tremila cavaliere con i propri cavalli. Non a caso “krak” dall’aramaico significa città, pensate che è la più grande fortezza militare crociata di tutto il Medio Oriente capace di resistere in autonomia ad un assedio di cinque anni!
Purtroppo questo patrimonio era finito in mano ai terroristi e per liberarlo senza arrecargli danni, l’esercito siriano ha inviato ben sette incursori per individuare le postazioni nemiche. Insomma, un suicidio ed infatti sei di questi eroi sono morti, mentre l’Unesco – che fra i suoi siti annovera anche il Krak – in questi anni si è limitato ad inviare una sola mail al governo siriano per conoscere le condizioni della fortezza… Attraversare le sale del Krak significa rivivere la storia e confrontarsi con un ingegneria medievale che fa invidia alla nostra moderna, ma soprattutto arrivare in cima alla torre maggiore significa affacciarsi su uno scenario che fa emozionare per la sua bellezza. Da qui si domina il Monte Libano e l’Antilibano fino a riuscire a vedere la città di Tripoli (in Libano) ed il mare di Tartus (in Siria). Finita la visita è tempo di raggiungere un vicino ristorante segnato dalla guerra e dove all’interno mancava ancora di energia elettrica, tanto che le poche luci led erano accese con delle batterie. Il ristoratore ci ha accolto con grande gioia, ci ha presentato tutta la sua famiglia e soprattutto ci ha servito pietanze prelibate: qui il segno di una Siria che vuole rinascere!
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Homs, altra città simbolo della guerra al terrorismo perché qui sono scoppiate le prime rivolte che poi hanno scatenato il conflitto che ha coinvolto la Siria in questi ultimi anni. Per capire quanto veramente (non) furono spontanei i moti di ribellione, basta pensare al famoso Tariffario di Homs: ad ogni azione contro il legittimo governo Assad, documentata con video, corrispondeva un compenso in denaro. Si commenta da sé. Homs, per la sua posizione strategica situata nel cuore del Paese, rappresenta lo snodo principale di ogni via di collegamento,  per questo i combattimenti sono stati durissimi, quartiere per quartiere. Qui i segni dei combattimenti sono evidenti, la città è semplicemente un cumulo di macerie che offre uno spettacolo spettrale con i suoi palazzi sventrati o accasciati su se stessi.
Camminare fra queste vie, accompagnati solo dal silenzio del vento è uno dei momenti più suggestivi di questo viaggio perché lì nelle orecchie risuonavano le bombe e le sofferenze dei siriani che hanno dovuto subire una guerra dalle logiche assurde. Un magone che diventa ancora più stringente quando si pensa che mentre qui si combatteva il terrorismo anche per la nostra libertà, noi occidentali invece continuiamo a massacrare il popolo siriano con ingiuste sanzioni economiche. La visita di Homs si conclude al Suk dove, appena finita la guerra, un simpatico vecchietto con grande dignità si recava ogni mattina per imbastire la sua bancarella nonostante fosse vuota. Per lui quella determinazione era il segno ed uno stimolo per tornare presto alla normalità perduta. Vicino troviamo anche una pasticceria dove siamo stati accolti con un’euforia straordinaria e con un the al quartiere cristiano.
Ultima tappa è Bosra, la città di basalto, chiamata così per il colore nero delle sue pietre. Bosra si trova a sud di Damasco, al confine con la Giordania e vicino alla città di Dar’a, verso il confine con Israele. Qui sono partite le proteste nel sud del Paese ma ci raccontano che quest’ultima città è stata sobillata dagli israeliani con la promessa di creare uno Stato indipendente sunnita che potesse fare da cuscinetto fra Israele e la Siria, per garantirsi un controllo più forte del Golan e avere una zona d’influenza vicino Damasco. Anche qui si commenta da sé la spontaneità delle ribellioni gestite da Al Nusra, ovvero la famosa organizzazione terroristica Al Qaeda. Bosra è stata liberata circa due anni fa ed ancora oggi rappresenta il secondo sito archeologico della Siria per importanza e grandezza, pensate che questa città è stata anche capitale della provincia romana di Arabia. Siamo i primi italiani a visitare la città dopo gli anni di guerra ed è un emozione attraversare l’antica porta con doppio arco per entrare nel decumano che solo qualche anno fa si presentava con un lungo colonnato ai lati. Purtroppo la guida ci informa che circa il 30% del sito è andato perso per colpa di quelle bestie disumane dei terroristi!
Una colpa che grava anche sui governi occidentali che con la loro accidia ed i loro armamenti hanno sostenuto questi selvaggi inferociti. Per fortuna Bosra mantiene il suo fascino e nonostante la desolazione del posto – ancora disabitato mentre prima della guerra la gente viveva anche dentro il sito archeologico dandogli un fascino particolare – attraversare le terme, gli archi, il mercato e tutti gli altri monumenti è semplicemente magia. Un atmosfera che avvolge e coinvolge ma ancora non è tutto, il pezzo forte si trova alla fine della nostra visita, ovvero al teatro romano. Commentare la vista di questo teatro enorme – una capienza di circa quindicimila posti, un diametro di cento metri, tutto in pietra nera, perfettamente conservato – è davvero difficile: gli occhi si sgranano, il cuore palpita, le mani tremano dall’emozione. Sembra davvero di tornare indietro di duemila anni e di poter assistere ad uno spettacolo di baccanti, verrebbe solo da sedersi su una delle gradinate e lasciarsi guidare dall’immaginazione.
Qui finisce questo primo viaggio in Siria, ma non il nostro racconto che continuerà prossimamente per descrivervi la vita e la città di Damasco.
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