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Sovranismo e Conservatorismo: la sfida al futuro tra prospettive comuni e divergenze

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Sovranismo e Conservatorismo: la sfida al futuro tra prospettive comuni e divergenze

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di Francesco Marrara – Il dibattito sul sovranismo, sul conservatorismo e sulla destra in genere, si è riacceso negli ultimi giorni grazie alla “National Conservatism Conference” organizzata a Roma, lo scorso 3 e 4 febbraio, dalla Fondazione Edmund Burke e da Nazione Futura di Francesco Giubilei. Tra gli ospiti di spicco Giorgia Meloni, Marion Maréchal e Viktor Orban. Assente, nonostante fosse tra gli ospiti d’onore, Matteo Salvini.
Tale conferenza ci permette di riflettere su alcuni aspetti fondamentali circa il futuro del mondo sovranista. Di questi tempi, in cui tutto sembra andare avanti con il pilota automatico, è innegabile che soffermarsi sulla necessità di recuperare e quindi riaffermare i principi e i valori non negoziabili, nonché mostrare una certa sensibilità per le tematiche ambientali lasciate in mano a gretinismi e isterismi ideologici, rappresenti un atto più che dovuto al fine di correggere il tiro e reindirizzare, sulla retta via, una società senza più radici e punti di riferimento. Purtuttavia, occorre comunque avere la consapevolezza e l’onestà intellettuale di tenere in considerazione il fatto che, dai profondi mutamenti sociali e culturali a cui stiamo assistendo, difficilmente si tornerà indietro. Nonostante ciò, si tratta di prospettive condivisibili e che, in estrema sintesi, rappresentano la base su cui si edifica il pensiero conservatore e dal quale trae linfa vitale il sovranismo.
Il nocciolo della questione, invece, riguarda le tematiche economiche e geopolitiche per le quali sembra doveroso muovere delle critiche costruttive. I nazionalconservatori, rifacendosi alle figure di Reagan e Thatcher, di fatto legittimano l’attuale sistema economico neoliberista del quale conosciamo sia in via teorica (attraverso il lavoro di egregi economisti non allineati) sia nella vita quotidiana (mediante la quasi totale cancellazione dei diritti sociali) le conseguenze nefaste. Essi allo stesso modo sostengo in maniera calorosa e incondizionata USA e Israele, in sostanza l’unipolarismo americanocentrico. In un mondo che si appresta ad essere sempre più multipolare, in ragione della forte affermazione di nuove e grandi potenze emergenti (BRICS), questo disegno potrebbe risultare controproducente oltre che non in linea con il riposizionamento in nuovi teatri strategici.
Il fenomeno sovranista, a differenza del ben più storicamente consolidato conservatorismo, è ancora in fase di sviluppo. Esso, tuttavia, sta rischiando di appiattirsi comodamente sui temi (cruciali) economici e geopolitici su posizioni figlie di un “usato sicuro” e completamente anacronistiche.
Il sovranismo, se intende passare ad una fase più matura e dare finalmente un senso alla propria esistenza, ha sì l’opportunità di far propri gli aspetti positivi provenienti dal mondo conservatore (principi e dei valori non negoziabili e salvaguardia dell’ambiente), ma allo stesso tempo ha il dovere di assumere contezza del fatto che tali aspirazioni rischiano di venir meno ed essere completamente spazzate via a causa dell’assunzione di una forma mentis neoliberista. Pertanto, la sfida per il futuro consisterà nell’avere il coraggio di prospettare (in merito i riferimenti culturali non mancano) un nuovo sistema economico d’avanguardia, sociale ed a misura d’uomo, nonché una visione geopolitica improntata al multipolarismo. Altrimenti il sovranismo sarà solo una mera e passeggera illusione.
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