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La “strategia” della Lega tra pragmatismo e ambiguità

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La “strategia” della Lega tra pragmatismo e ambiguità

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Negli scorsi giorni l’intervista rilasciata da Giorgetti ha riacceso il dibattito in seno alla Lega sull’Italexit e l’Eurexit. Tuttavia, le posizioni del Carroccio risultano sempre più ambigue e rischiano di creare confusione nell’elettorato medio
di Francesco Marrara – Lo scorso 14 febbraio, sulle colonne del Corriere della Sera, è stato intervistato Giancarlo Giorgetti, nuovo responsabile degli Esteri della Lega di Matteo Salvini.
Come fatto notare in un articolo davvero brillante comparso sul sito di Maurizio Blondet, piuttosto che di una semplice intervista si è trattato di un vero e proprio interrogatorio posto in essere da un giudice inquisitore. Ragion per cui, qualunque risposta controcorrente, sarebbe stata un suicidio politico. Viviamo tempi in cui il pensiero unico totalitario domina su tutti i fronti impedendo ogni forma di critica alternativa al sistema vigente. La Lega in questo contesto si inserisce quale soggetto politico – affidabile e credibile – che pragmaticamente vuole farsi accreditare nei palcoscenici che veramente contano.
Entrando nel merito della questione, le dichiarazioni di Giorgetti ci permettono analizzare la situazione presente nel “mondo Lega” ma, che di riflesso, potrebbe interessare anche tutto il mondo sovranista.
Innanzitutto, sembrano davvero lontani i tempi del “Basta Euro” con cui il Carroccio riuscì a riscuotere milioni di consensi elettorali.  Salvini e Giorgetti, un giorno si e l’altro pure, fanno a gara per smentire ogni accusa secondo cui la Lega – una volta arrivata al governo – vorrebbe l’Italexit e l’Eurexit. D’altro canto, dopo ogni dichiarazione rassicurante, seguono le smentite sui social – a colpi di Tweet, dirette Facebook, interviste rilasciate sui canali YouTube di informazione alternativa – da parte dello stesso Salvini o di Claudio Borghi.
Si tratta di una strategia (comunicativa e politica) molto discutibile poiché, se da un lato potrebbe risultare utile per tenere a bada spread, agenzie di rating e padroni del discorso, dall’altro rischia di creare confusione nell’elettore medio provocando una enorme perdita in termini di credibilità e autorevolezza oltre che di voti da parte di un elettorato autenticamente sovranista.
Altra questione riguarda la figura di Mario Draghi come futuro possibile Presidente della Repubblica. Si tratterebbe di figura ben vista dal duo Salvini-Giorgetti in quanto fungerebbe da garanzia nei rapporti con dell’Unione Europea ed in generale rassicurerebbe il c.d. “Deep State”. Insomma, in nome del pragmatismo e della strategia, dimentichiamoci dei mali del passato e prepariamoci ad un possibile ritorno in campo dell’ex banchiere centrale.
Palese, infine, l’appoggio incondizionato alle politiche filo-americane con un cenno di timida apertura nei confronti di Russia e Cina, viste solamente come partner strategici e commerciali.
Il dibattito che è stato messo in piedi negli ultimi giorni, attraverso sortite e smentite, rappresenta né più né meno che un teatrino. Pertanto, il primo nodo da sciogliere riguarda le ambiguità presenti in seno alla Lega e con le quali, Salvini & Co, quanto prima dovranno fare i conti. Prevarrà la linea identitaria e sovranista (come tutti auspicano) oppure vi sarà il definitivo appiattimento su posizioni europeiste e liberiste?
In secondo luogo, deve essere chiaro che dall’UE e dall’Euro non si esce con uno schiocco di dita. In Italia, in questo particolare momento storico, la Lega (o qualsiasi altra forza politica) non avrebbe la forza né la volontà di poterlo fare. Il cambiamento ci sarà e avverrà nel momento in cui ci saranno degli stravolgimenti all’interno dello “stato profondo”, dovuti ad uno scontro tra élite di potere, che travolgeranno con effetto domino l’intero sistema. Nel frattempo prepariamoci ad affrontare il futuro con l’unica arma utile ed efficace, la cultura.
(*Foto di copertina tratta dalla pagina Fb di Matteo Salvini)
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