LOADING

Type to search

 Nessuno accusi lo Stato per la morte del quindicenne

Primo Piano società

 Nessuno accusi lo Stato per la morte del quindicenne

Share
di Antonio Giuseppe D’Agostino – Non si tratta certo di un falso buonismo o di un tentativo (vano) di allontanare le responsabilità per la morte del 15enne di Napoli. Tutto quello che si sta cercando di fare è comprendere come questo sia potuto accadere, al di là degli sterili pregiudizi.I nostri ragazzi sono sempre più preda di un mondo prosaico, avvalorato anche da fiction e programmi, che tendono a de-responsabilizzarli da tutto, mentre la società è stata lentamente distrutta a partire dalla sua cellula primaria, ossia la famiglia.
La morte di Ivano punta il dito contro tutto e tutti, anche se generalizzare appare un’altra faccia di quel buonismo che ha portato a quella tragica morte.L’unico che non deve essere accusato è lo Stato i cui principi di base non sono stati seguiti da nessuno dei partecipanti a questa tragedia.Un ragazzo di 15 anni non può e non deve pensare che sia una “ragazzata” andare in giro la notte con una pistola finta a compiere rapine! Un adolescente dovrebbe immaginare di restare fuori per stare con la propria ragazza, di eludere le regole della famiglia per rimanere un po’ di più con gli amici per ridere e scherzare.Né, tanto meno, ci si può convincere che sia necessario e utile distruggere un pronto soccorso o fare la “stesa” (gli spari contro la Caserma) per marcare il territorio.
Queste sono le immagini che dovrebbero rimanere lontane dalla mente di un giovane uomo, ma i miti di oggi non appartengono a quelle categorie sociali positive che potevano evitare questo triste e drammatico episodio.Troppe volte, la famiglia non si è interrogata e non si interroga sulle responsabilità che ha nei confronti dei ragazzi e demanda agli altri (la società e/o lo Stato) l’educazione stessa dei giovani, rinnegando quel principio di controllo che deve essere principalmente di suo appannaggio.
Così come la società, troppo spesso impegnata a focalizzare problemi e tutelare i diritti dei diversificati, si dimentica troppo spesso di quei figli di borgata (raccontati dallo stesso Pasolini), che oggi non sono più al centro di quel culturalismo che ha trovato nuovi ultimi, aumentando inevitabilmente la guerra fra poveri.Ugo non è stato ucciso da un carabiniere, il pronto soccorso non è stato distrutto dai suoi amici ma da quella stessa mentalità che ha ritenuto legittimo o ha trascurato il comportamento che ha portato alla sua morte.
Dunque, si possono accusare tutti di questo dramma, tranne che lo Stato a cui nessuno ha voluto consegnare la vita di questo ragazzo di soli 15 anni.
Tags:

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *