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#Coronavirus, l’Unione Europea ancora una volta assente. Perché?

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#Coronavirus, l’Unione Europea ancora una volta assente. Perché?

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di Luigi Iacopino – In tutta Europa salgono tensione e preoccupazione, e i vari Paesi si stanno interrogano su quali siano le misure più efficaci da adottare contro il coronavirus. È ormai chiaro che siamo dinanzi a un’emergenza ampiamente sottovalutata. Le motivazioni possono essere diverse e, probabilmente, a tempo debito saranno affrontate. Superficialità e sottovalutazione, già di per se gravi, evidentemente da sole non  bastano a giustificare un approccio che ha inevitabili risvolti culturali, oltre che ideologici.
Ma quel che è peggio è la posizione assunta dall’Unione Europea che, fino ad oggi, non è stata di nessun aiuto. Per carità, non stupisce affatto. Bruxelles ha dimostrato chiaramente in molte occasioni quali siano le sue priorità. Non la salute dei “cittadini europei”, non il mantenimento dei servizi essenziali e la tenuta economica, ma il Mes, il pareggio di bilancio e la stabilità degli apparati finanziari. Apparati che, sfruttando l’emergenza coronavirus, sapranno come ben arricchirne i soliti squali sulla pelle chi sta subendo (e continuerà a subire) le conseguenze. E altrettanto chiaramente ha dimostrato quali siano i suoi rapporti con l’Italia. Come ben sottolineato in un editoriale di Giorgio Gandola de “La Verità”, resta la solita retorica banale, buona solo per appagare  le emozioni degli eurofanatici.
Ma in concreto, anche in questa drammatica circostanza che ha provocato oltre 1000 morti, migliaia di contagiati e una crisi sanitaria senza precedenti nell’era della modernità, l’Ue è non pervenuta. O, almeno non lo è ancora e, con buona pace degli untori del pensiero unico, difficilmente lo sarà nell’immediato futuro. Troppe le visioni in campo, gli equilibri da mantenere e gli orticelli da coltivare. Tant’è che il massimo che è riuscita a produrre per l’Italia è stata una serie di ipocrite dichiarazioni di intenti e inutili (video)messaggi di auguri. Questo dimostra ancora una volta la debolezza del nostro Governo e dà il senso della misura delle illusioni di cui in tanti si sono nutriti. E continuano a nutrirsi, sebbene qualcuno pare aprire leggermente gli occhi. Quali siano i “segnali positivi da Gualtieri e Von Der Leyen” di cui parla Carlo Calenda non è chiaro. Segnali positivi che, tra l’altro, arriverebbero adesso che l’emergenza coronavirus pare farsi minacciosa anche nei confronti della Germania. E della Francia.
Sul nostro presente (e futuro) grava ancora la mannaia del Mes e del pareggio di bilancio. Come si coniugheranno gli “interessi” di Bruxelles con le misure che il nostro Governo sarà costretto ad adottare è tutto da vedere. Sorge una domanda che in molti si stanno ponendo a più riprese? L’emergenza sanitaria, insieme a quelle socio-economica e lavorativa, rappresenterà un banco di prova che metterà in discussione la stabilità delle istituzioni europee? Difficile dare una risposta, chi avrà interesse a farlo si adopererà per trovare una quadra.
Per il momento dei tanto sbandierati principi di solidarietà, accoglienza e inclusione non c’è alcuna traccia. La chiusura dei collegamenti, la triste vicenda delle mascherine e un’azione politica confusa e disordinata sono li a dimostrarlo. Anche a chi si ostina a non volere vedere.
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