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Basta un virus per smascherare le bugie progressiste

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Basta un virus per smascherare le bugie progressiste

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La Civiltà occidentale, benchè satolla e tracotante, sta attraversando inconsciamente la sua parabola di decadenza ed è un essere minuscolo che sta facendo emergere lentamente questa amara realtà
di Giorgio Arconte – “Sembra di essere tornati al medioevo”, è una frase che, in questi giorni, se non avete pensato avrete sicuramente sentito o letto sui social. Effettivamente di epidemie se ne sente parlare sempre e solo sui libri di scuola per dipingere disonestamente un’epoca storica molto lontana e che mai pensavamo di poter rivivere. Ma oggettivamente la grandezza del Medioevo resta lontana dai nostri giorni e non perché oggi viviamo in case più comode. La nostra Civiltà occidentale, benché satolla e tracotante, sta attraversando inconsciamente la sua parabola di decadenza ed è un essere minuscolo che, sempre in questi giorni, sta facendo emergere lentamente questa realtà e che ci allontana dal Medioevo.
Per anni i cantori del progresso arcobaleno, sostenuti dall’intero apparato mediatico, ci hanno fatto credere di essere ad un passo dal vivere il migliore dei mondi possibili, eppure è bastato un virus per far saltare tutti i limiti e le contraddizione di questa bugia che ha segnato le nostre vite sia materialmente che spiritualmente. Il grande accumulo di bisogni materiali ha lasciato subito spazio ad un necessità primordiale, istintiva, semplicemente umana che è quella della sicurezza. Così, dentro le quattro mura domestiche sono andate in fumo le balle petalose sugli erasmus e gli spritz senza confini.
Questo perché sono i luoghi materiali i veri ambienti in cui un essere umano si riconosce perché la cultura (capacità che ci differenzia dagli animali) è inevitabilmente legata alle realtà di “identità” e “spazio”. Il grande equivoco è credere che vivere un luogo significhi chiudersi in uno spazio non comunicante mentre l’importanza delle pareti, così come il valore di porte e finestre ce lo insegnano questi giorni senza bisogno di aggiungere altra spiegazione se non che porte e finestre esistono proprio in virtù di quelle quattro mura che ci proteggono. Ovvietà, ma lo erano anche prima mentre un virus infettava le nostre città e qualcuno parlava di razzismo.
E siamo solo agli inizi di questa emergenza coronavirus. Se oggi stiamo sperimentando la fragilità della nostra umanità contro le speculazioni ideologiche arcobaleno e di un progresso tecnologico che avrebbe dovuto renderci simili a Dio, domani probabilmente la prova sarà anche materiale. La crisi sanitaria che stiamo attraversando, e che piano piano coinvolgerà sempre più tutto il territorio europeo ed americano, avrà anche delle pesanti ripercussioni sull’economia, in parte già accennate in queste tormentate giornate in Borsa. Sembra sempre più evidente che l’Unione Europea sia un gigante burocratico messo in piedi per salvaguardare gli interessi delle lobbies finanziarie che non il benessere dei popoli europei, e c’è da aspettarsi che domani si troveranno fior di miliardi per tutelare le Banche ma pochi spiccioli per aiutare cittadini ed imprese. Addirittura questa crisi potrebbe essere una nuova occasione per imporre austerità, privatizzazioni e nuovi tagli alla spesa pubblica, in primis istruzione e sanità.
Ritrovarsi tutti più poveri, o finalmente riconoscersi come tali, non sarà un piacevole risveglio ma forse sarà necessario per denudare il Re e finalmente sommuoversi per deporlo da quel trono costruito sulle spalle dei popoli, non per una nuova borghese Rivoluzione Francese ma per una popolare Rivolta di Vandea.
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