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#Coronavirus. L’essenziale è invisibile agli occhi

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#Coronavirus. L’essenziale è invisibile agli occhi

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Paura e consumismo sono inconciliabili fra loro perché il sentimento dominante per il Mercato deve essere l’edonismo che spinge compulsivamente a produrre, a ricercare bisogni sempre nuovi uno dopo l’altro. Invece la paura ci fa capire che per restare attaccati alla vita ciò che serve è l’essenziale
di Giorgio Arconte – “L’essenziale è invisibile agli occhi” è una delle massime più famose della letteratura mondiale ed effettivamente ci è voluto un invisibile virus per farci uscire dalla bolla del consumismo e riscoprire la bellezza di valori al più derisi.
Per decenni una minoritaria parte dell’umanità, sostenuta da un crescente benessere economico, ha creduto che la “quantità” fosse un valore e così ha cominciato ad accumulare beni indotti dal Mercato acquisendo uno stile di vita sempre più edonistico. Le comunità pian piano si sono sempre più sfaldate perché quei legami che le tenevano unite le persone non venivano più riconosciuti, ed i nodi di certi lacci identitari pian piano si scioglievano per aprire alla libertà degli erasmus, degli aperitivi e degli aborti. La vita un tempo era lenta, i suoi ritmi erano regolati dalla natura e ciò che bastava era tutto circoscritto in luoghi definiti.
La rivoluzione industriale ed il progresso tecnologico hanno rovesciato questo equilibrio creando nell’uomo moderno l’illusione di essere forte, a limite dell’immortalità, e per tale motivo di poter dominare tutto, persino la natura stessa. Lungo questo processo la nostra quotidianità è diventata frenetica, il nostro pianeta è diventato una pattumiera, l’inquinamento è diventato un problema globale e sono nate ideologie che in nome di un concetto frainteso di uguaglianza addirittura negano la realtà binaria e complementare di maschio e femmina. Insomma, tante assurdità che non è il caso di elencare, ma se il buonsenso e la ragione non sono state sufficienti a svelare questo delirio di onnipotenza, oggi quanto meno a frenare questa corsa è bastato un essere microscopico scatenando uno dei sentimenti più umani ma anche più stigmatizzati: la paura.
Paura e consumismo sono inconciliabili fra loro perché il sentimento dominante per il Mercato deve essere l’edonismo, il godimento continuo che spinge compulsivamente a produrre, a fare carriera, a ricercare bisogni sempre nuovi uno dopo l’altro. Invece la paura ci fa capire che per restare attaccati alla vita ciò che serve è l’essenziale. Ci hanno fatto credere che la felicità fosse una corsa convulsa fra una marca e l’altra mentre adesso, chiusi nelle nostre case, riusciamo a capire che tutto ciò che ci serve è vicino a noi. Gli affetti dei propri cari, la famiglia, il rapporto con il vicinato, la sicurezza di una Nazione che è Patria, e qualcuno comincia a riscoprire un rapporto con Dio perché l’Uomo, nella sua spiritualità, ha bisogno di un anelito verso l’infinito. Tutto l’oro del mondo non vale una tavola apparecchiata e condivisa, senza il bisogno di avere il frigo peno di roba che poi va a deperire. Anzi, forse si cucina quanto basta e se il frigo è pieno stavolta le cianfrusaglie sono poche o nulle. Qualcuno comincia anche ad apprezzare le penne lisce da assaporare lentamente.
La frenesia e la velocità non sono umane, la paura invece lo è ed è servita a farci rallentare per farci apprezzare il mondo reale intorno a noi. Quando si corre le sagome di ciò che ci circonda, se non ci sfuggono, risultano sfumate e deformate. Per questo il progresso tecnologico ci ha fatto vivere dentro un inganno talmente potente e convincente che oggi questo fermarsi ci fa entrare dentro una dimensione che sembra paradossale quando dovrebbe essere molto naturale. Questi ritmi così blandi rispetto all’immediatezza di un click ci sembrano ormai estranei mentre un tempo, quando la vita era scandita dal ciclo delle stagioni e dal ciclo lunare, questa lentezza era addirittura vitale. Certo ora viviamo una eccezionale situazione emergenziale e di crisi, passerà, ma ha il merito di farci apprezzare nuovamente l’essenziale.
La scommessa è che riesca anche ad educarci all’essenziale. Perché se oggi abbiamo capito che per vivere non ci occorre l’ultimo modello di smartphone, domani che dovremo affrontare gli effetti conseguenti di una dura crisi economica, saremo costretti a subire restrizioni molto più forti. E chissà che il nostro spirito non si sarà così tanto ossigenato da aver capito che l’utero in affitto non è un diritto mentre avere due posti letto in più negli ospedali è davvero un diritto per cui lottare.
Allora viviamo queste città silenziose con grande speranza per il futuro prossimo, con la consapevolezza che forse oggi sono solo i primi sacrifici e che questo silenzio è si un po’ noioso ma ha di positivo di aver zittito anche le sardine e finalmente non si sente più nessuno cantare “Bella Ciao”.

 

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