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Coronavirus ed eutanasia. Il trionfo della vita sulla morte

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Coronavirus ed eutanasia. Il trionfo della vita sulla morte

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“Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su di una via che porta al positivo, ha sempre un significato costruttivo”    Sant’Agostino
di Giuseppe Fontana Ciò che attualmente caratterizza la discussione mediatica(e non) in merito alla pandemia che ammorba il mondo, ha come peculiarità quelle di porre l’accento su meri aspetti scientifici. Bombardati da dati statistici, opinioni di illustri virologi e speranzose nuove cure, ciò che risulta attualmente carente, in seno al pubblico dibattito, è il profondo insegnamento etico che emerge a seguito della crisi sanitaria globale. Parliamo del trionfo dell’amore per la vita, innanzi al dilagare della morte. Anche se, a primo acchito, tale affermazione parrebbe una banalità, riflettendo attentamente in merito alle trascorse tematiche imposte dall’agenda liberal-progressista globale, la sopraccitata asserzione, assume un più profondo significato.
Difatti, in opposizione ad una società post-moderna, incentrata sulla sfrenata ricerca del benessere materiale, focalizzata sul bieco individualismo ed ideologicamente incline ad aborto ed eutanasia,  registriamo il riemergere di innati valori quali la spiritualità, la  comunità e l’amore  verso la vita  che, riaffiorando impetuosamente dalle profondità delle coscienze, si mostrano come fattori essenziali ai fini del superamento dell’attuale crisi e della sopravvivenza della società stessa. Tale sorprendente reazione sociale,  rappresenta  una sana vangata di realtà che  coglie in pieno volto tutta la compagine progressista che, nei mesi scorsi, sgomitando, ci propinava ideologicamente idiozie legate al “diritto alla morte”.
Pertanto, pare sia giunto il tempo di invertire decisamente la rotta e discutere apertamente di un reale diritto alla vita, indipendentemente dai costi sanitari che esso ci imporrà. Perché, il dubbio che dietro il progetto di legalizzazione dell’eutanasia, così tenacemente difesa dalle frange liberal-progressiste, sussista una motivazione prettamente “economica”, rappresenta una triste verità. Del resto, differentemente dalle costose “terapie del dolore”, tese a preservare la vita ed al contempo garantire fondamentali cure palliative fino al termine naturale della stessa, l’eutanasia, di contro, presentando costi estremamente irrisori, diviene facile rifugio per tutti coloro che, all’etica ed alla morale, tendono ideologicamente ad anteporre questioni di natura prettamente economica e di bilancio.
In considerazione di ciò, attualizzando le parole di Sant’Agostino, potremmo affermare che, le brutali e sconvolgenti conseguenze legate al Covid-19, abbiano facilmente smascherato tutti quegli apparati ideologici riconducibili alle dottrine progressiste che, per decenni, hanno imposto la realizzazione di una artificiosa società materialista fortemente desensibilizzata. Di fatto, una visione post-moderna del genere umano prettamente edonistica, che considera la vita come risorsa da saccheggiare, per poi, buttarla via ai primi segni di cedimento. Una civiltà massifficata, la cui cultura del narcisismo, alimenta  un vuoto interiore in modo da rendere volutamente l’individuo apatico e disinteressato. Siam passati, di fatto, dall’uomo totale di Ippocrate,  all’uomo meccanico di Cartesio.
In tale contesto materialistico, caratterizzato da una suddetta società disinteressata e desensibilizzata, la morte, essendo vista come sinonimo di sconfitta, viene ridotta a dramma personale, occultata a livello sociale ed espulsa da tutti i processi educativi. Per dirla in breve, essa, per l’attuale sistema, rappresenta  il nuovo “osceno”. Ma tale forma di occultamento del dolore, non vince il “dramma della morte” che oggi, riesplodendo come fenomeno collettivo, mostra il suo vero volto. Ma tale “riscoperta”, lungi dal mostrarsi distruttiva, ha nei fatti indotto ad un profondo mutamento, legato alla rivalutazione dell’amore verso il nostro prossimo e nei confronti della vita stessa, vista nuovamente come un sacro dono troppo spesso banalizzato.
Ciò che si auspica, pertanto, è che da tale tragedia, se ne tragga almeno un sano e profondo insegnamento, capace di scuotere dal profondo  le nostre coscienze. Un mutamento  che ci permetta di riconsiderare la tutela della vita come valore sempre assoluto, in quanto, dono d’amore. Perché, l’amore, come ci ricorda sempre Sant’Agostino “ cresce dentro di te, così cresce la bellezza. Perche’ l’amore è la bellezza dell’anima”
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