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#Coronavirus. Italia nel caos, Governo e Inps chiedano scusa agli italiani

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#Coronavirus. Italia nel caos, Governo e Inps chiedano scusa agli italiani

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di Luigi Iacopino – A voler essere buoni si può dire che l’imbarazzante gestione dell’emergenza coronavirus stia evidenziando paradossali e incredibili lacune nell’approccio teorico e pratico dell’apparato istituzionale italiano. L’impressione è che manchi una cabina di regia ben organizzata e che tutto sia lasciato al sentire del momento, all’improvvisazione di una classe dirigente raffazzonata. E tenuta insieme da dinamiche e logiche che non si stanno rivelando sufficienti a giustificare l’alterazione in atto dei processi democratici.
Ma, superate le ubriacature mediatiche e virtuali delle ultime settimane, sarà necessario cercare di riappropriarsi di un minimo di ragionevole senso della realtà. E di capacità critica. Possibilmente senza restare vittima dell’inconfessabile tentazione di voler giustificare a tutti i costi, e contro ogni evidenza, l’operato di chi è chiamato a governarci. Niente di personale, per carità, qua si parla di politica e capacità gestionale, ma qualcuno direbbe: roba da dilettanti. Le nostre libertà sono state conculcate a forza di Decreti, il ruolo del Parlamento è stato fortemente ridimensionato, per essere ridotto a un lumicino. L’ultimo caso sembrerebbe essere quello del Decreto Scuola che, secondo la denuncia dell’opposizione, sarà presentato prima in Tv da Fazio piuttosto che in Parlamento
Ogni giorno che passa si legge di possibili ulteriori restrizioni, giustificate dalla necessità di ridurre i contagi, monitorare gli spostamenti e combattere le fakenews. Sempre l’opposizione denuncia la nomina governativa di quella che viene chiamata una “commissione bavaglio” per “vigilare” sui social. Se fosse vero non ci sarebbe da stupirsi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tentativi ideologici di dar vita a forme speciali di psicopolizia.
Meno di una settimana fa la vicenda surreale dell’Inps. I fatti sono ormai ampiamente conosciuti ma, come diversi commentatori hanno rilevato, i problemi essenzialmente sono stati due. Da un lato, la congestione del sito dovuta all’altissimo numero di richieste del bonus di 600 euro. E, dall’altro, ancora più grave, le disfunzioni che hanno consentito l’accesso a dati sensibili di altri utenti, violandone la privacy, e costringendo il Garante ad avviare un’istruttoria. Una vicenda che in un Paese normale avrebbe portato a qualche dimissione o, almeno, a qualche vaffa grillino. Ah già, ma adesso i grillini al Governo, quindi nemmeno un vaffa. Pazienza.
E, come se non bastasse, all’orizzonte, si sta materializzando lo spettro di un’altra emergenza, quella economica. Fino al momento le misure di sostegno promesse dal governo non sono arrivate e sulla loro erogazione, come sui presupposti per richiederle e i destinatari, stanno sorgendo molti dubbi. Tante le domande che assillano i pensieri degli italiani che, al momento, sono destinate a rimanere senza risposte certe e chiarificatrici. Insomma, si naviga nel mare tempestoso dell’incertezza e delle contraddizioni. Il dibattito politico è pressoché annullato, superato dalle dirette facebook, ma poi il problema sarebbe l’operato del presidente ungherese Viktor Orban. Che almeno ha avuto il pensiero di interpellare il parlamento in modo serio e costruttivo.
Il numero dei morti aumenta di giorno in giorno, peraltro senza contare gli anziani, sacrificati e dimenticati, che hanno tragicamente perso la vita nelle Rsa, ormai diventate strutture senza controllo. Per non tacere poi del numero delle persone e delle famiglie in difficoltà, soprattutto quelle monoreddito, numerose, senza lavoro o che hanno vissuto nei mesi passati il dramma del licenziamento. Il personale sanitario continua a non avere attrezzature adeguate, mascherine comprese, esponendosi a rischi costanti. Sembra una barzelletta, ma è cosi. Intere categorie di lavoratori, autonomi e non, sono allo stremo. Il terzo settore non se la passa meglio, per usare un eufemismo.
La chiusura delle attività economiche, se giustificata dalla necessità di evitare i contagi da coronavirus, andava comunque accompagna sin da subito da misure concrete e progressive. Invece abbiamo tristemente registrato il nulla, consegnandoci a quello che molto probabilmente sarà un effetto domino dalle ripercussioni imprevedibili. Pensiamo solo alla stagione turistica e all’indotto che alimenta, come anche al settore commerciale. Ci siamo affidati ai social network, ai comunicati stampa, ai bollettini serali e a una comunicazione che ha messo in imbarazzo persino il Presidente della Repubblica. Ci siamo affidati, per essere presi immediatamente a calci, anche a un Europa che finalmente ha mostrato il suo vero volto di matrigna.
Ma non basta. Perché, come si dice in questi casi, oltre al danno c’è la beffa. Sia il Governo che l’Inps, hanno cercato (e cercano ancora) una comoda via d’uscita. Aiutati da una certa stampa unidirezionale. Il primo, raccontandoci di aver fatto tutto quello che andava fatto nel migliore dei modo, per cui, la responsabilità della situazione in cui ci troviamo sarebbe degli italiani che non rispettano le restrizioni o delle regioni che procedono a un passo diverso. Il che non è vero. Il secondo cercando banalmente di convincerci dell’attacco hacker. Ma gli è andata male.
Forse sarebbe meglio fare un bagno di umiltà e, al momento, limitarsi a chiedere scusa agli italiani.
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