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Il libro. Coronavirus: fine della globalizzazione

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Il libro. Coronavirus: fine della globalizzazione

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Ocone e Gervasoni, in questo agevole libretto, cercano di tracciare un’analisi sulla crisi della globalizzazione di fronte all’emergenza Coronavirus. Gli autori, con grande onestà intellettuale, permettono al lettore di formarsi un parere circa la possibilità di intravedere delle soluzioni – per alcuni versi discutibili – per fare uscire dalla fase di stallo il nostro Bel Paese
di Francesco Marrara – È uscito di recente il libretto, edito dalla collana “fuori dal coro” de il Giornale, di Marco Gervasoni e Corrado Ocone. Gli autori, partendo dall’attuale emergenza Coronavirus, espongono una interessante analisi circa i futuri scenari geopolitici dopo la fine dell’emergenza Covid. La crisi, infatti, ha fortemente colpito nelle sue fondamenta l’ideologia globalista. Quest’ultima, distinguendosi dal concetto di globalizzazione inteso quale evento di carattere storico, si sta sgretolando di fronte agli avvenimenti della realtà: le nazioni, l’amor di patria, i confini, la comunità sono improvvisamente tornati in auge.
Gervasoni e Ocone esprimono una prospettiva valoriale comune (critica alla società liberal-libertaria). Gervasoni tratteggia con chiarezza le cause della fine della globalizzazione e del fallimento del globalismo, mettendo in luce le virtù della nazione, della comunità e delle radici. Ocone, invece, enuncia tutte le conseguenze (psicologiche, individuali, sociali, culturali) che potrebbero derivare dall’insicurezza dovuta al virus. Rifacendosi alla tesi sulla biopolitica di Focault, l’autore, mette in evidenza come il fine della politica sia da sempre quello preservare la vita dei cittadini. Nonostante ciò, con l’avvento della globalizzazione, il compito dello Stato di garantire ogni tipo di sicurezza è venuto meno. In tal senso, calza a pennello l’osservazione di Gervasoni secondo il quale, di fronte alla paura, il cittadino risulta sempre più disposto a cedere la propria libertà al leviatano, cioè al sovrano.
Infine, i due autori delineano delle possibili soluzioni. Gervasoni, secondo la visione nazionalconservatrice, sostiene la necessità – per il nostro Paese – di un governo di salute pubblica al quale dovrebbero partecipare, senza perdere le proprie specificità, i sovranisti e i nazionalconservatori. Tuttavia, il rischio che si paventa è quello secondo cui, nel prossimo futuro, l’elettore potrebbe premiare chi già si trovava al governo poiché, in qualità di rappresentante istituzionale, verrebbe riconosciuto come il salvatore della patria. Ocone, invece, secondo la visione liberale classica fondata sul realismo politico e il senso della storia, sottolinea come essa sia stata distorta dalla globalizzazione: da un lato per mezzo della “destra” liberista sancendo la supremazia del mercato sulle scelte politiche; dall’altro la mediante “sinistra” liberal imponendo l’egemonia culturale del politicamente corretto. Per questi motivi, con la cosiddetta alternativa liberale, l’autore auspica la fine della globalizzazione ed il conseguente ritorno alla nazione ed alla comunità.
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