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Alcune proposte di riforma dell’assetto istituzionale italiano

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Alcune proposte di riforma dell’assetto istituzionale italiano

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di Francesco Marrara – Ormai da oltre un anno, precisamente dallo scoppio dell’emergenza Coronavirus, la politica ha definitivamente abdicato alle proprie responsabilità lasciando le redini della Nazione nelle mani di esperti e tecnocrati. A risentire in particolar modo di questa situazione è stata la cara, vecchia e vituperata “costituzione più bella del mondo”. Nonostante venga ancora oggi ritenuta da alcuni intoccabile la Costituzione italiana necessiterebbe, a poco più di settant’anni dalla sua entrata in vigore, di una corposa e sostanziale riforma. Ci provò il rottamatore Matteo Renzi il 4 dicembre 2016. Finì male per lui e per la sua esperienza di governo. Per questo motivo, in poche battute, cercheremo di porre l’attenzione su aspetti ben più interessanti ed incisivi di quella scellerata campagna referendaria.
Presidenzialismo e partecipazione come superamento del parlamentarismo
Innanzitutto, bisognerebbe prendere atto che il “parlamentarismo” – sistema tipico delle democrazie liberali – è stato superato dalla storia, nonché dalla contingenza. D’altronde, abbiamo potuto constatare come la forte influenza degli ultimi due Presidenti della Repubblica (Napolitano e Mattarella) abbia inciso sulle sorti e sulle scelte dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi dieci. Dunque, i tempi per il passaggio ad una vera Repubblica Presidenziale sono più che maturi. Al momento, Fratelli d’Italia rappresenta l’unica forza politica che si sta battendo in maniera decisa in questa direzione mediante campagne di raccolta firme e proposte di legge. Questa battaglia, tuttavia, andrebbe supportata con un incessante lavoro culturale e metapolitico con il fine di mantenerne sempre alta l’attenzione mediatica. Inoltre, una riforma in senso presidenzialista darebbe un decisivo impulso all’attuazione dell’idea partecipativa intesa come affermazione di un nuovo modello sociale ed economico.
Il federalismo comunale
Sappiamo benissimo che l’Italia, sebbene sia storicamente caratterizzata da un sistema fortemente centralista, è il Paese dei mille campanili. Ecco che nell’era della massima espansione della globalizzazione sarebbe opportuno (ri)aprire una seria riflessione sul federalismo. Il piccolo pamphlet di Matteo Orlando, “Ipotesi per una società nuova. Federalismo “Sovranista”, Comunale e Consortile”, costituisce un ottimo punto di partenza con il quale indurre perfino i più scettici sul tema a ripensare le proprie posizioni. Il professor Orlando suggerisce un riassetto istituzionale rispondente al modello di federalismo fondato sul principio di sussidiarietà. Un modello che si potrebbe completare con il concetto di Democrazia organica e partecipativa. “Le precondizioni del federalismo, come lo intendiamo noi, sono la suddivisione del potere su base territoriale fra tre istanze giustapposte e indipendenti (Stato, Consorzi e Comuni) e la non-centralizzazione del potere, che garantisce l’indipendenza delle entità federate per scopi comuni e la sottomissione dell’esercizio del potere al consenso delle parti che si federano.” E ancora: “Il vero federalismo che proponiamo è necessario per arrivare ad una società organica e dinamica, formata non da un insieme di individui ma da un insieme di famiglie (nel senso cristiano del termine, cioè l’unione di un solo uomo e di una sola donna aperti alla vita) e di corpi intermedi, posti tra un singolo individuo e quella “famiglia di famiglie” che è un vero Stato eticamente sensibile.” In definitiva, come alternativa allo stato nazionale centralista e burocratizzato, Matteo Orlando propone un’Italia Federale Municipale e Consortile. Posizioni analoghe alla concezione di quel “federalismo comunale” avanzato da D’Annunzio e De Ambris nella Carta del Carnaro e che costituirebbero un modello di rilancio per la nostra Italia.

 

 

Fonte: https://istitutostatoepartecipazione.it/presidenzialismo-partecipazione-e-federalismo-comunale-idee-per-unitalia-post-covid/
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