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Alla fine ci siamo inginocchiati, a cosa e perché non è dato saperlo

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Alla fine ci siamo inginocchiati, a cosa e perché non è dato saperlo

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di Antonio Giuseppe D’Agostino – Alla fine ci siamo inginocchiati, a cosa e perché non è dato saperlo, ma ci siamo inginocchiati, per non cadere nell’accusa di essere un popolo razzista. I Black Live Matter hanno vinto su tutto, anche su quel momento goliardico che il “calcio” rappresenta e che serviva da cuscinetto sociale, da “servitù volontaria” (per usare un’espressione di Étienne La Boétie) che poteva dare sollievo a questa vita troppo ideologizzata e politicizzata. Lo sport e i suoi campioni plurimilionari si sono piegati alla più bieca ideologia che si accompagna con quella “cancel culture” che tutto vuole azzerare. Sia ben chiaro: il razzismo è la forma più turpe delle espressioni umane, ma il razzismo dell’antirazzismo sta raggiungendo limiti simili al fanatismo.
Questa tendenza a dimenticare per ricordare non fa bene a nessuno e se è corretto rendere giustizia alle vittime della violenza della polizia americana (giustizia avuta in un’aula di tribunale),  questa morale sta straripando oltre il dovuto, perché impone e dimentica come una qualsiasi altra dittatura. Le colpe dello schiavismo e del colonialismo europeo dovrebbero essere coniugate con le colpe degli autoctoni africani che vendevano i loro fratelli ai mercanti del vecchio continente. Basta aprire un libro di storia per riconoscere come lo schiavismo esisteva all’interno dell’Africa anche prima dell’arrivo degli europei e veniva usato come mezzo di dominazione e sopraffazione fra le varie tribù.
In molti casi, e per molti anni, è stato impedito agli schiavisti del vecchio mondo di penetrare all’interno dell’Africa: terreno di scontro fra le varie popolazione che usavano le guerre per approvvigionare i mercanti di schiavi. È questa mancanza di memoria che ha reso possibile tutto questo fracasso ideologico che non insegna il rispetto dell’altro, ma obbliga all’acquisizione di comportamenti che non servono ad elevare l’essere umano, perché di questo si tratta: di elevazione.
Per liberare il mondo dagli errori del passato, serve acquisirlo questo tempo, conoscerlo ed assimilarlo con tutte le sue storture e i sui paradossi, altrimenti si corre il rischio di dare ragione a Tolstoj “l’uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa. Se l’uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti ad un idolo” e non importa il colore politico di questo idolo. Tutto questo inginocchiarsi, questo piegar le ginocchia, non fa nient’altro che spostare l’attenzione anche verso le colpe che lo stesso movimento dei BLM hanno prodotto.
Lo stesso giornalista Federico Rampini ha aspramente criticato il movimento ed alcune complicità che ha avuto, ma l’Europa è rimasta sorda alle accuse mosse, preferendo accettare inginocchiata le regole dettate dal quel movimento. Ha preferito dimenticare i secoli della sua storia, della sua filosofia.
Ha scelto di abbandonare la sua cultura, di cancellare i maestri come L. A. Seneca che dal passato ci ricordano “o quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit”: che cosa misera è l’umanità se non si sa elevare oltre l’umano!

 

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